Pubblico questo post che mi ha inviato un amico. I fatti si riferiscono ad uno sciopero dei lavoratori di un'industria a Portovesme, nel Sulcis-Iglesiente in Sardegna. Gli scioperanti hanno bloccato l'accesso dal porto verso il Sulcis (Carbonia ed Iglesias) di coloro che sbarcavano dal traghetto in arrivo dall'isola di San Pietro (città di Carloforte). Evito ogni commento...
Lo sciopero dei cretini. Non tutti per fortuna.
Venerdì mattina.
Prima scena: il traghetto delle 7 in partenza da Carloforte arriva a Portovesme; sono le 7 e 40 circa. C'è già una lunga fila di auto davanti al semaforo di Portovesme. Sciopero. Sin dalle 6 e 40, come mi confermano alcune persone già in zona. Si tratta perlopiù di insegnanti precari (come il sottoscritto), operai, piccoli imprenditori, gente che deve prendere l'aereo, altri che per motivi di salute devono andare in ospedale.
Seconda scena: ad un certo punto il clima diventa pesante; i carabinieri fanno spostare i veicoli che i manifestanti hanno messo davanti ai vari incroci, a quanto pare illegalmente. Ma restano gli scioperanti che formano un muro; mangiano allegramente paste e bevono, alla faccia dei tanti “imbottigliati” che non possono passare. Qualcuno che porta il certificato medico viene canzonato e poi fatto passare da quelli che presumibilmente sono sindacalisti. Una ragazza, che deve anche lei andare in ospedale, si sente dire: “A te ti facciamo passare che sei bona”; lei giustamente infastidita replica: “Fate schifo”.Spesso sento alcuni degli scioperanti dire: “Ma voi carlofortini siete tutti malati?” Mi mancava il fastidio ed il rancore per chi vive sull’isola di San Pietro.
A qualcun altro vengono pure chiesti i documenti, mi chiedo con quale autorità. Una donna, un'insegnante, chiede di poter passare perché deve andare al lavoro; la risposta è secca e non ammette repliche: “Non ce ne frega un cazzo se tu devi andare a lavorare”. Mi ribolle il sangue, forse l’adrenalina, forse il nervoso perché farò tardi al lavoro, forse mi disgusta che si insulti una donna, peraltro una collega, e intervengo alzando la voce: “Come ti permetti? Non capisci che anche noi abbiamo diritto di lavorare?”. Quello che segue rasenta la rissa, contro di me. Urlo che facendo in questo modo si alienano le simpatie della gente comune, che non creano problemi alle aziende ma a “dei poveri cristi che partono ogni giorno per sbarcare il lunario”. Non uso parolacce ma urlo per farmi sentire, visto che sono tanti. Una parte di loro mi sta per mettere le mani addosso come un cuneo di vespe impazzite, quando vengo portato via con la forza da alcuni carlofortini che come me sono “prigionieri” dello sciopero. Qualcuno dei manifestanti mi minaccia: “Tu passerai per ultimo”; non replico. Un amico, anche lui “sequestrato”, mi dice di stare attento perchè mi hanno “puntato”. Chiamo carabinieri e Polizia, sono gentili ma mi fanno presente che a parte denunciare chi blocca il transito dei veicoli non possono fare altro. Ci facciamo tante domande: “Possibile che uno sciopero di questo tipo sia consentito? Possibile che non si rasenti l’interruzione di pubblico servizio? Perché dura più di due ore? E’ legittimo essere alla mercé di persone che ti insultano?
Terza scena: finalmente i carabinieri ci fanno sapere che alle 9 il blocco dovrebbe cessare. Gli scioperanti nel frattempo hanno avuto modo di insultare qualcuno che ha fatto presente loro la sua situazione e far passare qualcun altro, per grazia ricevuta, sempre per motivi di salute. Lo sciopero, alle 9 e 3 minuti viene sciolto, piano piano i protestanti si allontanano. Ma almeno una decina si mette davanti alla mia auto, impedendomi di proseguire; provo a passo d'uomo a muovermi, ma ovviamente è inutile; alcuni di loro mi si avvicinano e mi chiamano “coglione”, mi dicono che la “devo pagare”; replico con calma che non rinnego niente di quello che ho detto e nella massa qualcuno dà un pugno sul cofano della mia auto (per fortuna poi veriricherò che non ci sono danni). Un'altro dei manifestanti mi dice di avere pazienza, che è inutile stare a discutere, un altro mi invita a stare comunque li, visto che mi devono far passare per ultimo perchè così hanno deciso. Riesco ad andarmene dopo una decina buona di minuti, dopo altre dosi di insulti, solo facendo retromarcia, mi si spegne pure l’auto fra l’ilarità degli scioperanti, e partendo a razzo nella parte della strada dove non c'è nessuno.
Questo sarebbe uno sciopero?
Mail firmata
Ocse:"Italia in ripresa, è al top"
"Il Paese che cresce di più dal 2008"
Le economie dell'Ocse "continuano a mostrare forti segnali di ripresa", e il superindice a settembre ha segnato un aumento di 1,3 punti rispetto ad agosto, e di 3,4 punti su settembre 2008. Lo rileva l'Organizzazione parigina, secondo cui l'Italia è il Paese che mostra l'incremento maggiore su base annua (+10,8 punti), con un'economia giudicata "in espansione". Le uniche economie in calo sono Giappone, Brasile e Russia.Su base congiunturale, il Paese che mostra un incremento maggiore è invece la Germania (+2 punti, e +5,7 punti rispetto al 2008). Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il superindice mostra un aumento di 1,4 punti sia su base mensile che su base annua, con un'economia giudicata "in ripresa".
L'area euro, che invece risulta "in espansione", registra un incremento di 1,4 punti su agosto e di 6,3 punti su settembre 2008. Il Giappone, giudicato comunque "in ripresa", mostra invece un calo di 0,7 punti su base annua e un +1,3 su base mensile. In "espansione" sono anche le altre grandi economie europee: il Regno Unito cresce di 7 punti in un anno e di 1,7 in un mese, mentre la Francia registra un +8,4% su settembre 2008 e un +1,3 su agosto. DA TGCOM
TRAGICOMMEDIA

EVOLUZIONE...
DALLA VIA GRADOLI DEL CASO MORO ALLA VIA GRADOLI DEI TRANS...
Che pena..avete visto Rep2000? Siccome avevano rotto con le 10 domande a Papi, non potevano far finta di niente con Marrazzo. Troppo anche per loro! Ora veniamo a sapere che Marrazzo va a trans da una vita. Ma la domanda è: chi se ne frega? E soprattutto: è meglio Novella2000 o Repubblichella2000?
Non capisco tutta questa reticenza su Marrazzo. E' stato ricattato perché, pare, sia andato a letto con trans, ma si dice sottovoce, si sussurra...
Assodato che a sinistra piacciono i trans (battuta di pessimo gusto lo ammetto), e che sia giusto perseguire chi lo ricattava..vi immaginate cosa sarebbe successo se si fosse trattato di qualche esponente del centro destra?
Pensieri alla rinfusa...
Obama il mitico, si incazza come un Berlusconi qualsiasi contro la stampa (Fox di Murdoch).
Ora c'è un doppio problema per i nostri cattocomunisti: stare con Obama e contro Murdoch, quindi smentire tutte le stronzate che dicono quando parlano di libertà di stampa, oppure stare con Murdoch (d'altronde è contro Berlusconi), e quindi smentire Obama? Brutto dilemma..per loro!
Brutta aria in Italia..terroristi che presto (spero di sbagliarmi) si fonderanno con gli estremisti di sinistra. Ma per quel che mi riguarda, il libico poteva pure crepare.
Gordon Brown ed i suoi ministri rubacchiavano a piene mani. Un po' godo pensando a tutto quello che gli inglesi con la puzzaccia sotto il naso dicono di noi. Ma come mai i nostri quotidiani tipo Rep non ne parlano? Ah..si citano le altre nazioni quando parlano male di noi...
L'Ocse promuove l'Italia..l'unico Paese, si legge, che insieme alla Francia si riprenderà prima e meglio degli altri nella Ue...di certò non sarà merito di Berlusconi!
L’appello di industriali e professionisti: "Dalla Sme al Lodo Mondadori quanti regali di Stato a De Benedetti. Ha fatto i soldi rovinando il Paese". Fin dai tempi della Olivetti, l’Ingegnere ha fatto bene i conti per sé, ma ha lasciato in eredità all’Italia solo macerie. Strangolato dai poteri forti il Nord ha bisogno di aiuto Un appello durissimo contro «Il Paese dei furbi», ovvero l’Italia di «Repubblica» e del suo editore-padrone, Carlo De Benedetti. Un uomo «bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada». Una storia che si è ripetuta tante, troppe volte, grazie «alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile»: dalla vicenda Sme all’Olivetti, fino all’ultima sentenza che costringe la Fininvest a risarcire con la cifra record di 750 milioni di euro la Cir dell’Ingegnere. Ora 16 tra imprenditori, manager e professionisti, guidati dall’ex presidente di Assolombarda Michele Perini, oggi al vertice di Fiera Milano, dicono basta.
È alquanto singolare la storia di questo Paese dove spesso la capacità del fare, del costruire, dello sviluppare attività imprenditoriali e di essere portatore di valori positivi sconta l’invidia di chi, invece, ricerca aiuti e mercato protetto fregandosene dei «morti» che lascia alle spalle delle attività fallite, delle persone che hanno perso il lavoro, delle aziende finite, chiuse per sempre.
Questa è la vera diversità tra un imprenditore e un finanziere più portato a essere un abile profittatore di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile.
Ecco perché serve la copertura di un autorevole, anche se criticabile, quotidiano, ecco perché è importante partecipare agli aspetti istituzionali dell’associazionismo intervenendo e bacchettando i colleghi in nome dell’etica.
Ecco perché in più occasioni si è lanciato il tema dell’etica utilizzando le pagine di Repubblica.
Credo che molti abbiano la memoria corta; per questo vogliamo elencare alcuni passaggi della vita del sig. Carlo De Benedetti e delle sue azioni.
L’uscita dalla Fiat: un puro fatto di divergenza?
L’entrata e la velocissima e proficua uscita dal Banco Ambrosiano. L’acquisto della Sme, dichiarata prima non vendibile per poi permettere a De Benedetti di acquistarla investendo 150 miliardi su un totale di 450 e lasciando a Mediobanca e Imi i restanti 300. Qualche anno dopo, fatto lo spezzatino del gruppo, le varie società furono vendute sul mercato ricavandone 2000 miliardi di vecchie lire!
Bravo! Certamente bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada.
Per non parlare della Olivetti, che non seppe affrontare il passo susseguente al passaggio dalla meccanica alla elettronica e dall’elettronica ai servizi; e questo anche perché la ricerca di un mercato protetto con garanzia di vendite dirette allo Stato ce la ricordiamo tutti; e quando si ha la testa lì, innovazione, ricerca e sviluppo non si fanno, costano troppo e si rischia.
I telex venduti quando non si utilizzavano più e come questa tante storie di commistione tra potere ed economia politicamente protetta.
Mentre all’estero chi si ricorda della magra fatta con le dichiarazioni di acquisto della Société Générale de Belgique?
E che dire del regalo fatto da Ciampi, presidente del Consiglio in scadenza di incarico di governo nel 1994, attraverso l’assegnazione della concessione a Omnitel? Dove sono tutte queste realtà oggi? Quante piccole imprese hanno finito di esistere, quando anche noi con le nostre orecchie sentivamo rassicurare i fornitori che sarebbero stati pagati per poi ritrovarsi pezzi di carta inutili a motivo dei fallimenti di chi poi li ha trascinati nel baratro?
Soggetti indifesi, tranquillizzati dal quotidiano che sbandierava la solidità e la capacità imprenditoriale.
Aspettiamo tutti con ansia per vedere come va la faccenda MC, noi crediamo di saperlo; grande plusvalenza per l’ingegnere e nulla per gli altri. Repetita iuvant, ma sempre a vantaggio dello stesso soggetto.
Non è stato l’unico a ricevere regali di Stato, ma sicuramente è tra coloro che non hanno poi sviluppato quelle idee imprenditoriali necessarie alla crescita.
Aiuti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità: tutte cose legittime utilizzate da molti spesso per rimettere in piedi situazioni di mercato difficile, poi rientrate nella norma.
Strumenti che hanno aiutato a superare momenti complicati, non a chiudere attività.
E ora si aspetta che il Superenalotto uscito del Tribunale di Milano obblighi alla chiusura di un gruppo importante per trasferire 750 milioni di euro e più nelle tasche del sig. De Benedetti così da permettergli di rafforzare la propria posizione nel campo dell’energia e della salute.
Avete mai visto una sentenza che esce di sabato e non dà che 48 ore di tempo per l’esecuzione; è questa una sentenza o piuttosto una coercizione che ricorda i bravi di manzoniana memoria?
Questa ci pare una ulteriore prova di quanto appena descritto: alcuni giudici utilizzano il loro potere per fini politici volendo ancora una volta delegittimare il mandato che il presidente del Consiglio ha avuto stravincendo le ultime elezioni. Se qualcuno pensa che sia solo una casualità il suo record di processi subiti e di processi finiti sempre in nulla, noi invece crediamo che tutto ciò non possa essere casuale, e che, anzi, non possa nascere senza che ci sia, coperto e alle spalle, un obbiettivo ben preciso.
Eh no! Questa volta sono gli italiani a dire: «Non ci sto!».
La credibilità della magistratura è sotto le scarpe; il tema della responsabilità del giudice e del fatto che non paghi mai per i propri errori è un problema improcrastinabile. E senza entrare nel merito delle decisioni, è impellente la riforma della giustizia.
È vero che l’astio e l’invidia verso il presidente del Consiglio sono grandi, ma ci sembra che questa volta il limite sia stato superato.
A tutti coloro che lavorano nel gruppo Mondadori va la nostra stima e la nostra considerazione per il lavoro che hanno fatto e che fanno.
Grazie! Andiamo avanti, il Paese ha bisogno di lavoro e di fatti!
Marco Ambrosini, ingegnere (Como)
Dante Benini, architetto (Milano)
Lidia Cantini, commercialista (Firenze)
Andreino Cavazza, artigiano (Tremosine)
Carlo Daveri, imprenditore (Basilicata)
Ferruccio Cicogna, manager (Milano)
Marina Curti, imprenditrice (Milano)
Vito Curti, imprenditore (Milano)
Paola Fini, imprenditrice (Biella)
Gianberto Manera, imprenditore (Ivrea)
Raffaele Nurra, architetto (Varese)
Michele Perini, imprenditore (Milano)
Flavio Riva, imprenditore (Brescia)
Riccardo Santoro, imprenditore (Milano)
Giovanni Terzi, architetto (Milano)
Roberto Tronchetti Provera, imprenditore (Milano).
Da Il Giornale di oggi
Leggere Lolita a Cologno Monzese
La doppia lista con la doppia morale su Polanski e il Cav.
Sembra quasi la stessa lista di intellettuali e artisti e bella gente internazionale che ha allegramente firmato l’appello di Repubblica a favore della libertà di stampa, minacciata da Silvio Berlusconi perché non ha risposto alle domande di Giuseppe D’Avanzo sulle escort che si è portato a letto nella sua abitazione privata di Palazzo Grazioli. Ma è una lista diversa. I nomi sono più o meno gli stessi, rappresentano il medesimo demi-monde letterario, artistico e cinematografaro che fa tanto chic nei salotti buoni dell’intellighenzia di qua e di là dell’Atlantico. Ci sono Salman Rushdie e Woody Allen, Bernard Henri Levy e Martin Scorsese, Jonathan Demme e Pedro Almodovar, giganti, geni e maestri della nostra epoca solidali con il regista Roman Polanski arrestato in Svizzera, su richiesta delle autorità federali americane, quindi del governo Obama, per un stupro commesso 32 anni fa nei confronti di una bambina di tredici anni. Per la cronaca: nel 1977, Polanski ha fatto ubriacare la ragazzina, l’ha drogata, ha controllato se avesse il ciclo e poi l’ha sodomizzata due volte.
Si può certamente obiettare che arrestare un signore di settanta e rotti anni per un reato commesso oltre trent’anni fa sia un’ingiustizia nell’ingiustizia, così come è legittimo sottolineare che quell’altro signore di settanta e rotti anni con i suoi comportamenti poco presidenziali abbia messo in imbarazzo le istituzioni che è stato chiamato a rappresentare. Ma la cosa che non si dovrebbe fare è esercitare la solita doppia morale per cui se uno dei nostri stupra a Hollywood una ragazzina è stato soltanto un “errore di gioventù” (anche se aveva 43 anni) oppure se un genio della tv liberal come Dave Letterman si porta a letto più d’una sua collaboratrice sono solo allegre “scappatelle”, mentre se un estraneo al nostro mondo va stupidamente al compleanno di una diciottenne di Casoria allora è in pericolo la democrazia.
Inseguire il mito letterario di Lolita può essere sublime o abominevole, ma non un alto modello culturale per l’intellighenzia engagé e mercificazione della donna per un dirigente di Cologno Monzese. A parte qualche eccezione (Eugene Robinson del Washington Post e la femminista di The Nation Katha Pollit), il mondo liberal e l’elitario circolo di miliardari di Hollywood sono scesi in campo a difesa di Polanski con argomenti imbarazzanti. L’attrice Whoopy Goldberg ha detto che non si è trattato di uno “stupro-stupro, ma di qualcos’altro, di uno stupro e basta”. Qualcuno ha detto che la ragazzina se l’è cercata e che la colpa semmai è della madre che l’ha offerta al regista per avere una parte in un film. E poi c’è chi si chiede come mai la “middle America” odi così tanto le élite intellettuali e gli italiani piuttosto che assecondare le pallide imitazioni nostrane preferiscano votare uno come Berlusconi.
Dal foglio

Non possiedo la finezza intellettuale dei grandi uomini di sinistra. Di certo non sono alla loro altezza nel capire, comprendere, valutare.
Che volete, sono un povero italiota destrorso. Proprio per questo non riesco a comprendere come si possa firmare contro Berlusconi sulla presunta mancanza di libertà di stampa e contemporaneamente a favore di Polansky affinché non venga processato per aver drogato, controllato se aveva il ciclo e poi sodomizzato per ben due volte una tredicenne.
Non sapevo che con il canone Rai si potevano pagare pure delle puttane...
CHIACCHIERE ZERO...OGGI 400 CASE CONSEGNATE...AUGURI BERLUSCA!
Che goduria oggi...vedere che il Governo mantiene gli impegni ma soprattutto quanto sia amato il Berlusca fra gli operai, la gente semplice. Questo i sinistri radical chic illuminati non lo capiranno mai. E' perciò sono destinati a perdere per decenni. A meno che non comincino a scendere fra i comuni mortali.
LICENZIATE LA PRESIDE DI M...A
ABORTO SESSANTOTTINO
PAGLIACCIO COMUNISTA
Non uso quasi mai termini volgari, soprattutto in un blog.
Ma oggi mi voglio togliere questo sassolino.
Mi fate schifo escrementi di sinistra, mucchi di letame inutili anche per concimare.
Siete sterco vomitevole, il peggio del peggio.
Mentre arrivano le prime case per i terremotati, voi urlate ed insultate.
Pieni d'odio, quelli del tanto peggio tanto meglio, incapaci di seguire quei valori di cui spesso vi sciacquate la bocca e che di certo non praticate.
Siete, sempre e solo, sporchi comunisti, feccia del mondo, pasciuti e cresciuti nell'odio di classe. Capaci di contraffarre la realtà, ad ogni costo.
Mi fate schifo, provo per voi pena e e fastidio. Siete tutti lobotomizzati, incapaci di elaborare un pensiero che vada oltre la rabbia e l'insulto.
Vi atteggiate a vittime e siete carnefici. Con tutto il cuore, andate al diavolo. Siete marci, pieni di vermi, trapassati, e non ve ne accorgete.
Siete voi la casta degli indifendibili, il ganglo purulento di tutti i vizi e malvezzi, la ridotta che aiuta parassiti e fannulloni, incapaci che sbavano e urlano perchè pretendono, per chissà quale diritto, il lavoro dallo Stato. Siete voi la zavorra, la palla al piede cancrenosa e subcolta della nostra Nazione.
Meritereste di essere deportati in uno dei paradisi che tanto decantate. Di voi non dovrebbe restare neanche la polvere in questa Italia che odiate e disprezzate.
Andate al diavolo.
FollINI

Dunque, il giornale del fratello di Berlusconi in pochi giorni ha attaccato a testa bassa il portavoce, se non di più, della Conferenza episcopale (ricordate? trattasi dei preti, quelli che facevano ingerenza) e il leader degli ex fascisti (ricordate? i fascisti). Eppure i giornali di sinistra (ricordate? la sinistra), gli stessi che fino all’altro ieri accusavano il premier di aver trasformato la repubblica liberale in una teocrazia di stampo neofascista, invece di essere felici della virata politica berlusconiana, sono indignati perché quel libertino di Berlusconi bombarda neanche fosse Obama col Pakistan l’organo ufficiale dei preti e il leader degli ex missini. Io non li capisco.C. Rocca
Le carte blindate di Boffo e il riequilibrio dei poteri
di Vittorio Messori
È indubbio che è venuto da colui che è pur sempre il Primate d’Italia, oltre che vescovo di Roma, l’input, o almeno l’accettazione, per le dimissioni di Dino Boffo dalla galassia dei media cattolici. Quotidiano nazionale, televisione nazionale, 200 radio in ogni regione: una concentrazione di potere anomala in una Chiesa che non ha sol tanto trascurata la virtù cardinale della pru denza (auriga virtutum, la chiamava San Tommaso), lasciando questo suo uomo-immagine esposto a ogni rischio di ricatto, dopo una sentenza che si pensava fosse irrilevante e che restasse sepolta per sempre in un tribunale di provincia. Ma è anche, questa, una Chiesa che ha dimenticato un altro principio praticato dalla gerarchia cattolica di un tempo. Il principio, cioè, del divide et impera: la Catholica è l’ultima «monarchia assoluta», dove il potere illimitato del vertice si regge sull’equilibrio dialettico, sempre felpato ma non sempre idilliaco, dei poteri subordinati. Ora, invece, tutta — dicesi tutta — l’informazione della Chiesa italiana era gestita e controllata da un uomo solo, che su di sé aveva un altro uomo solo: il cardinale presidente della Cei. Un’altra imprudenza, quindi, che ha fatto sì che la crudele, inaspettata rovina professionale di un singolo abbia gettato un’ombra di sospet to e di discredito su tutto un sistema informativo per il quale, tra l’altro, la Chiesa italiana salassa i suoi bilanci.
Ma se è indubbio che input o, almeno, accettazione per le dimissioni sono venuti dal Vertice stesso della Chiesa, è altrettanto indubbio che la possibilità di defilarsi è stata accolta con sollievo dall’interessato, ad evitare guai peggiori. Lo ha detto egli stesso nella lettera al Presidente della Cei: «la bufera mediatica è lungi dall’attenuarsi», anzi, «si stanno chiamando a raccolta uomini e mezzi in una battaglia che si vuole ad oltranza». Dunque, perché «le ostilità si plachino», è necessario che il bersaglio «compia il sacrificio» di tirarsi indietro. Più che un «sacrificio», le dimissioni hanno offerto a un uomo martoriato, cui va la nostra fraterna comprensione, la possibilità di ritrovare un po’ di sonno dopo la settimana infernale. Ma anche la possibilità di evitare ciò che non ha fatto e che, fa capire nella lettera di congedo, non intende fare: autorizzare, cioè, il tribunale di Terni a pubblicare l’intero fascicolo processuale. Il suo avvocato, in effetti, ha chiesto che quelle carte restino blindate. Come si sa, un magistrato esigeva il rispetto della legge, che stabilisce che la documentazione sia resa nota, ma un suo collega si è opposto per la reputazione del «condannato». Dunque, conosciamo solo le due pagine di conclusioni, senza sapere perché il giudice è pervenuto ad esse.
Anche per questo, dicono, Boffo non ha presentato, almeno sinora, l’annunciata querela contro il Giornale : in questo caso, l’avvocato del denunciato avrebbe diritto di accedere al fascicolo richiuso negli archivi. Ed è ovvio che tutto finirebbe subito su tutte le prime pagine. Ma cosa può esserci in quegli atti, che po trebbero chiudere una rissa che si è svolta attorno ad elementi formali (pur rilevanti), ma senza rispondere alla domanda vera: che cosa è successo davvero? Anche a questo, in verità, è stato alluso nella lettera di dimissio ni: «Mi si vuole a tutti costi far confessare qualcosa e allora dirò che, se uno sbaglio ho fatto (...) è il non aver dato il giusto peso a un reato 'bagatellare'». Un termine giuridico, ma, forse anche un curioso riferimento a Céline, lo scrittore «maledetto», e al suo antisemita Bagatelles pour un massacre?
Ci sono, dunque, piccole cose, leggerezze, svagate imprudenze, libertà di linguaggio, cose tollerabili in altri, ma che metterebbero a disagio un uomo al vertice del sistema infor mativo di una Chiesa che su certe cose non transige? Sembrerebbe. In ogni caso, la riduzione da uomo-istituzione a semplice privato gli ha permesso di alleggerire la pressione dei mastini che, altrimenti, non avrebbero mollato la presa perché la pubblicazione delle carte fosse autorizzata.
Ma l’imprudenza, qui, non sembra abbia contrassegnato solo la parte aggredita. È probabile che il Giornale pensasse che la faccenda si sarebbe subito conclusa, davanti alla evidenza di una condanna, con le dimissioni del direttore, accolte da una imbarazzatissima, e ammutolita, Conferenza Episcopale. Non era stato messo in conto l’arroccamento immediato di questa, il compattamento delle redazioni, la difesa ad oltranza, «a prescindere », da parte di una fetta consistente del mondo cattolico? È probabile. Il risultato po trebbe rivelarsi un boomerang politico. Una Cei che aveva un parterre moderato, non ostile all’attuale governo, parla ora (come Boffo nella sua lettera) di «un oscuro blocco di potere laicista» che, dall’interno della maggioranza, aggredirebbe la Chiesa. La rivelazione, così brutale, dei possibili «peccatucci» del direttore è stata presentata come un’operazione anticristiana.
E il prossimo responsabile del quotidiano sarà obbligato a una politica meno conciliante con questo governo di quella del suo sfortunato predecessore, noto per la sua moderazione, se non addirittura per un penchant per il centro-destra. Quanto ai molti discorsi, innescati dal caso Boffo, su dissidi e antagonismi tra Segretario di Stato e Presidente della Cei: al di là della diversità di temperamenti e di prospettive (peraltro assai meno accentuata di quanto spesso si affermi), il problema va ben oltre le persone.
Già molti anni fa, in Rapporto sulla fede, Joseph Ratzinger affermava che le più che 100 Conferenze Episcopali del mondo non hanno base teologica, non fanno parte della struttura divina della Chiesa. Questa, osservava, non è una Federazione di Chiese nazionali, dove si converga solo sui grandi principi del Credo. Il potere dei «piccoli vaticani» sparsi nei cinque continenti, uno per ciascuna nazione, va ridimensionato. Pietro è uno solo. E sta a Roma. Divenuto papa, l’allora cardinal prefetto del Sant’Uffizio ha cominciato a provvedere.
Sta qui il motivo del cortese ma fermo avvertimento di Bertone, il suo «primo ministro», a Bagnasco, rappresentante della «Chiesa nazionale italiana». Rispetto e fiducia, si intende, ma le grandi linee di governo vengono avocate a sé dal Vertice della Chiesa. Non è in atto un regolamento di conti tra cardinali (malgrado le attuali difficoltà dell’arcivescovo di Genova per il caso dell’uomo-media ereditato da Ruini), è in atto semmai una strategia di lungo respiro di Be nedetto XVI per contrastare un per lui inaccettabile «federalismo clericale».

Non farei mai crescere i miei figli da gente come Franceschini et similia per una caterva di ottimi motivi:
Penserebbero che Cristo e il Che erano ottimi amici
passerebbero l'adolescenza a spinellarsi
penserebbero che non devono fare un cazzo nella vita e che per questo lo Stato li deve pagare
userebbero ragionamenti contorti per difendersi davanti alla verità
userebbero ragionamenti contorti per attaccare chi non la pensa come loro
attaccherebbero chi non garba loro e arrivata la replica si fingerebbero vittime
Ne aggiungiamo altri?
Oggi altre news sulle Boffonate di Avvenire. Intanto una cosa è certa: i protagonisti smentiscono quanto scritto dal megadirettore cattolico. Brutto mestiere fare i moralisti, se poi si hanno scheletri negli armadi...
Ho sentito il direttore dell'Avvenire Boffonchiare un'autodifesa stramba. Ha ragione Messori, naturalmente. Per carità, noi siamo garantisti. Ovviamente. Ma lo siamo per tutti. Ed ecco il mio vaticinio. Fra qualche giorno il direttore scriverà una bella lettera di dimissioni. E la prima vittima della legge del contrappasso è servita.
Ezio Mauro è un evasore fiscale. Altro ipocrita e moralista di falsissimo conio. "Non ho evaso, ho solo dichiarato di meno, me lo ha chiesto il venditore della casa". Ma vai a f... in c..o...
La Repubblica ha un editore...svizzero.
In Puglia, forse presto, sVendola bandiera azzurra...(battutaccia del giorno..hi hi hi)
Opss..
Gianni Pardo (Affari Italiani)
L’Avvenire, citato invariabilmente con l’appellativo di “quotidiano dei vescovi”, si è segnalato per le sue posizioni moraliste e antiberlusconiane. Tanto che molti si sono chiesti il perché dell’ostilità del clero nei confronti del Presidente del Consiglio. In questo atteggiamento di superciliosa reprimenda si è distinto il direttore di quel foglio, Dino Boffo, e il “Giornale” pubblica stralci di incontestabili documenti da cui risulta che, circa cinque anni fa, egli ha patteggiato una condanna per molestie nei confronti di una signora. Una signora con la quale era in concorrenza per i favori del marito: Boffo infatti è omosessuale.
E qui si è sommersi dalla mestizia. Non perché si vada a rivangare la vicenda ma perché gli innumerevoli ed insensati attacchi a Berlusconi hanno reso questa reazione plausibile. Gli eventuali difensori di Boffo si troverebbero infatti a maneggiare il coltello dal lato della punta. Se essi dicessero: “Citate il fatto che questo direttore sia omosessuale, ma non si è d’accordo che essere omosessuali non è cosa infamante e che anzi attaccare i gay è contro la political correctness?” sarebbe facile rispondere che hanno ragione: ma soprattutto non è infamante che un uomo vada con una donna adulta e consenziente. Eppure si è detto che Berlusconi per questo solo fatto si sarebbe dovuto dimettere. Si è perfino detto che si sarebbe dovuto dimettere perché è andato alla festa di compleanno di una diciottenne, in presenza dei genitori di lei, della sua scorta, di un centinaio di invitati, di camerieri, cuochi e sguatteri.
E si può accettare che diriga “il giornale dei vescovi” un noto gay? Nessuno ha dimenticato la diatriba a proposito di Buttiglione, quando ha citato il fatto semplice e pacifico che per la Chiesa l’omosessualità è un peccato mortale. Il preservativo è vietato perché esso scinde (non sempre, purtroppo) la sessualità dalla procreazione: figurarsi dunque quando la Chiesa potrà accettare l’omosessualità, con la quale la procreazione è impossibile. Dunque Dino Boffo è uno di quelli che le pietre, ad un certo invito di Gesù, dovrebbe lasciarle per terra.
“Citate un fatto che è avvenuto oltre un lustro fa, che tipo di animosità vi muove per farlo?” Giusto. Ma la sinistra ha mille volte pestato l’acqua nel mortaio a proposito di qualcosa che non ha niente di rilevante né moralmente né penalmente, cioè la presenza ad Arcore dello “stalliere mafioso Mangano”. Dimenticando che quell’uomo aveva pagato il suo debito, che è morto da molto tempo e che fu al servizio dei cavalli di Berlusconi quindici anni prima che questi entrasse in politica. Dunque, in materia di archeologia accusatoria, la sinistra non ha bisogno di lezioni.
“Citate il fatto che ha patteggiato una condanna e per giunta lievissima”. Giusto. Ma Boffo non era nessuno e i giudici non si sarebbero occupati di lui se non li avesse obbligati una querela. Mentre Berlusconi, imprenditore in vista e con le mani in mille affari, è stato attaccato in tutti i modi (anche con circa cinquecento accessi della Finanza nelle sue imprese, alla ricerca di reati!), e tuttavia non è stato condannato.
La morale di questo episodio è che nulla è più squallido che attaccare qualcuno in modo pretestuoso. Marco Travaglio reputa indegno chiunque sia stato condannato in sede penale e fa una sola eccezione, la condanna per diffamazione a mezzo stampa, perché è il reato per il quale è stato condannato lui. Ancora più squallido è attaccare qualcuno per ragioni morali. Nessuno è puro e candido come un giglio. Per la maggior parte ci salviamo perché siamo privi d’importanza e siamo lasciati in pace da giornalisti, paparazzi e pubblici ministeri.
Il “Giornale” ha fatto bene a dare pubblicità a questo fatto? In un’Italia normale, la risposta sarebbe no. Ma in un’Italia in cui c’è un giornale come Repubblica, che vende centinaia di migliaia di copie, non solo bisogna indagare sul passato di Dino Boffo, ma sul passato di tutti. Magari D’Alema ha dato un pizzicotto sul sedere alla serva, passando?
E qui si capisce il titolo dell’articolo.
Ritorno dopo un periodo di inattività causa impegni lavorativi. Quante cose stanno succedendo...
Il falso moralismo del Pd
Le questioni morali, ipocrite, false e bugiarde poste da Enrico Berlinguer, solo adesso vengono al pettine sulla faccia tosta dei suoi epigoni pugliesi.
Berlinguer le lanciava, nel momento stesso in cui esigeva illecitamente milioni di dollari dal Pcus, sino al punto di scandalizzare Breznev per la sua esosità. Nel 1974, dopo aver ricevuto somme ingentissime (5.500.000 dollari), il moralista Enrico pretese ancora altri soldi e Leonid, non poco irritato, visto che ai compagni francesi ne aveva elargiti meno della metà, inviò a malincuore un altro milione di dollari.
In un Paese normale i dirigenti del Pci avrebbero dovuto essere arrestati già negli anni 70, ma il porto delle nebbie funzionò anche a favore delle Botteghe Oscure.
Adesso, finalmente, la giustizia pugliese colpisce i postberlingueriani, financo la lista civica del sindaco Michele Emiliano. La scossa profetizzata dal D’Alema sta, insomma, devastando non il Pdl, bensì il Pd ed i suoi satelliti sinistri. Le fattispecie di reato attengono al calderone della malasanità, al cui interno più delle terapie, valgono tangenti e corruzione.
Nulla di sensazionale, visto che il presidente della Commissione del Senato per gli sperperi nella sanità pubblica è tuttora il senatore Ignazio Marino (Pd) gravemente indiziato d’aver gonfiato le note spese. Marino non ha mostrato il buon gusto di dimettersi e pensare che nel giuramento d’Ippocrate sta scritto: "...proba la mia vita conserverò e mi asterrò da ogni ingiusta azione e immoralità...".
Giancarlo Lehner (Il Tempo)
CONSEGUENZE NON VOLUTE
O tafazzismo. Certo non è male che dopo settimane e settimane di dieci domande dieci a seguito dell’inchiesta sulle escort di Bari, poi a finire nei guai con la giustizia siano tutti i partiti di sinistra.
(Notizia che nella home page di Rep. è soltanto all’ottavo posto. Minzolini anyone?).
C ROCCA
Travaglio mette la foglia di fico alle bugie dell’Idv
di Filippo Facci
Ciò che talvolta mi rende simpatico Marco Travaglio - capitò anche un’altra volta, avevo 41 di febbre - sono quegli episodi in cui dimostra che ci fa e non ci è: quegli episodi cioè che sono rivelatori del copione che ha deciso coerentemente di recitare anche quando la commedia lo imbarazza palesemente. Cioè: immaginatevi le sofferenze di chi fa sempre le pulci alle coerenze altrui - tizio disse questo, ora dice quest'altro - e al tempo stesso ha deciso di schierarsi anima e core con Antonio Di Pietro: potete immaginare le giornate che passa? Potete prefigurarvi le auto-censure, l’auto-regime, la rimozione di chi ogni volta deve riuscire a sostenere un moralistoide che dice ogni cosa e il suo contrario nell’arco di pochi giorni? Difendere l’indifendibile non è da tutti, qualche volta oltretutto è impossibile: e il più delle volte, quando l’incoerenza e la buffonaggine le vedrebbe anche Ray Charles, Travaglio si limita a tacere e a parlar d’altro; ma quando il troppo è troppo eccolo sbottare anche lui e ridivenire umano, quasi simpatico come tutto ciò che ci fa un po’ ridere.
Tonino almeno è Tonino: ma quando comincia a generare cloni caricaturali allora il troppo stroppia davvero. Cioè: lo si sapeva che Di Pietro e De Magistris attribuivano alla parola data il medesimo valore, cioè nessuno: ma che l’allievo riuscisse a superare il maestro in così poco tempo ha messo in crisi persino lo stomaco di ferro di Mortimer Travaglio. La vicenda la conoscete. Di Pietro disse che non avrebbe candidato inquisiti e De Magistris lo era. E va be’. Tonino presentò poi il neo candidato De Magistris, il 17 marzo scorso, il quale disse: «La mia è una scelta irreversibile, anche qualora non dovessi essere eletto». Gli fece eco Di Pietro, accanto a lui: «De Magistris si dimetterà dalla magistratura subito dopo le elezioni, lo assicuro. Per noi questa è una regola non scritta che ci applichiamo, non un generico richiamo. Noi applichiamo la legge morale». Un mese più tardi De Magistris non si era ancora dimesso, ma guai a dubitare: «Sarebbe inopportuno un mio ritorno, perché la scelta dell’attività politica è per me definitiva».
Una volta eletto a Bruxelles, a lasciare la toga non ci ha pensato minimamente. Due giorni fa ne ha dato conferma il Csm, che ha messo in aspettativa l’ex pm di Catanzaro come da lui espressamente richiesto: e buonanotte ai suonatori. Ecco allora Travaglio intervistato dal Riformista: «De Magistris si dimetterà, lo ha promesso e lo farà... e il fatto che magari lo farà tra un mese non mi sembra un problema». Non gli sembra un problema. Sembra convinto, Travaglio: al diavolo quei cattivoni secondo i quali avrebbe lanciato un avvertimento su ordine di Tonino. Certo, che fatica: è durissima la vita dell’Ugo Intini di Antonio Di Pietro.
Il 30 dicembre scorso, per esempio, Travaglio dovette dire delle cose che neanche a drogarlo: «È giunta notizia delle dimissioni di Cristiano Di Pietro dall’Italia dei Valori per un paio di semplici raccomandazioni: un gesto di grande dignità». Una dignità mai vista: le dimissioni erano finte, Cristiano si era dimesso dal partito ma non da consigliere provinciale, si tenne cioè carica e stipendio; oltretutto aveva lasciato il partito solo dopo le proteste dei militanti e dopo esser finito su tutti i giornali per un’intercettazione telefonica di cui si vociferava da mesi, e di cui il padre era a conoscenza da un anno e mezzo. E comunque si tenne la carica di consigliere comunale a Montenero di Bisaccia.
Dura la vita del Travaglio. Il 16 gennaio scorso, poi, mentre tutti i giornali sparavano la notizia di Cristiano indagato, lui fischiettava e scriveva del processo Andreotti. Su Cristiano, niente. Poi disse alla Stampa: «Io non confondo chi ha preso mazzette, che è un reato, con una semplice raccomandazione». Quindi Cristiano non doveva dimettersi anche da consigliere provinciale? «Non c’è niente di penalmente rilevante». Cioè: era indagato per corruzione e abuso d’ufficio e turbativa d’asta, ma non c’era niente. Basta dirlo. Luigi De Magistris si dimetterà dalla magistratura: basta dirlo. Infatti l’aveva detto anche lui.
Dio ci salvi dai moralizzatori...
Andate su questo link...divertitevi...
http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2702&Itemid=26
Sanzione contro Di Pietro per un incredibile comportamento professionale da avvocato

Il moralista Di Pietro è stato sospeso per sei mesi dall'ordine degli avvocati dalla attività forense -che esercita da anni- a causa di una sua palese e incredibile violazione degli obblighi deontologici, riscontrata dall'Ordine degli avocati di Bergamo, così sintetizzata da un'agenzia di stampa:
'' All'ex pm di 'Mani pulite' - che dopo l'uscita dalla
magistratura non ha rinunciato a indossare la toga entrando
nell'avvocatura - e' stata contestata la violazione
dell'articolo 51 del codice deontologico che vieta
''l'assunzione di incarico nei confronti di ex clienti''. Il
riferimento e' al processo, svoltosi innanzi alla Corte d'Assise
di Campobasso, nel quale Di Pietro era il legale di parte civile
per l'omicidio - avvenuto nel 2002 - di Giuliana D'Ascenzo, una
sua amica e compaesana di Montenero di Bisaccia. Sul banco degli
imputati, il marito della vittima, Pasqualino Cianci, che lo
stesso Di Pietro aveva in precedenza difeso. Fu Cianci a
denunciare all'Ordine degli avvocati di Bergamo la violazione
commessa dall'ex pm.''
E questo è l'unico alleato che il pd ha voluto portare in Parlamento....
Carlo Panella
Ottime notizie:
La Repubblica3000 in un anno ha perso 100mila lettori. Urca!
Il suddetto gruppo Editoriale con le sue ultime trovate sta cominciando a stancare i lettori?
Ma le registrazioni non erano coperte dal segreto istruttorio? Forse per magia sono apparse ad Ezio Mauro.
Nessuno indaga?
Il gradimento del Berlusca, a detto degli ultimi sondaggi è pure aumentato.
Di Pietro si intasca direttamente altri 21 milioni di euro del finanziameto ai partiti...
Di Pietro continua ad offendere il capo dello Stato...Francischiello, ci sei?