Antikomunista

"PERCHE' IL COMUNISMO E' IL CANCRO DELL'UMANITA'"

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Visceralmente anticomunista. Cattolico, liberale e liberista. Amico degli Usa e di Israele. Supporto il Centro Destra. Senza paraocchi.

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venerdì, 28 aprile 2006
BESTIARIO DELLA SINISTRA

"Questa contestazione è perfettamente legittima. Io stesso, se incontrassi la Moratti per la strada, la fischierei"..."Letizia Moratti, con quella sfilata, ha fatto un gioco sporco perchè ha scelto di portarsi il padre alla manifestazione del 25 aprile". "Il mio giornale, il Manifesto, non ha mai chiesto ad alcun dirigente del centrodestra di partecipare ad alcun corteo. Non abbiamo alcuna passione per le pacificazioni". Alla domanda: "Non è assurdo che che ad essere fischiato sia un partigiano? La risposta: "Colpa della Moratti, non certo dei  manifestanti, quella di andare al 25 aprile è stata una sua libera scelta" (frasi riportate da Sky tg24 e Il Giornale)

Gabriele Polo, direttore del Manifesto, in riferimento agli episodi del 25 aprile. Più che un giornalista, una insulsa larva umana, lobotomizzata da troppe canne. Scusate lo sfogo.

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bestiariodellasinistra

giovedì, 27 aprile 2006
NEWS

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news

mercoledì, 26 aprile 2006
IMMAGINI DAL MONDO

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immaginidalmondo

PENSIERO SUBLIME - 64

“Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale civile della Difesa, sessantuno anni fa l’Italia fu liberata dal regime fascista e dall’occupazione nazista. Il 25 aprile 1945 resta una data fondamentale della storia nazionale, perché l’Italia riacquistò l’indipendenza e l’unità. Il riscatto, avviato all’indomani dell’8 settembre 1943, da Porta San Paolo a Cefalonia, dalla Sardegna all’Egeo, fu completato.
Rivolgiamo un memore pensiero ai partigiani, ai militari, ai civili caduti per la Patria e agli alleati che sconfissero l’invasore con il sacrificio di migliaia di combattenti.
Dopo tanti lustri, sia il 25 aprile il giorno della concordia nazionale, ritrovata sui valori comuni della libertà, della democrazia, dell’umanità. Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale civile della Difesa, per le Forze Armate la ricorrenza del 25 aprile 1945 costituisce un legame storico con le nostre tradizioni militari.
Oggi i reparti italiani onorano il Tricolore in terre lontane, operando in missioni internazionali di pace per preservare la convivenza civile.

Viva le Forze Armate!
Viva l’Italia!”.

Il Ministro Martino

Postato da: antiKomunista alle 16:34 | link | commenti (2) |
pensierosublime

BESTIARIO DELLA SINISTRA

“Di solito Berlusconi il 25 aprile lo trascorre con i suoi affetti famigliari. Meglio che il 25 aprile non parli”

Francesco Rutelli, ieri. Persa una buona occasione per tacere.

Postato da: antiKomunista alle 16:29 | link | commenti (6) |
bestiariodellasinistra

PENSIERO CATTIVO -67

FASCISTI ROSSI

Non si placano le polemiche successive al corteo riunitosi durante le commemorazioni del 25 aprile a Milano. Durante la manifestazione, estremisti di sinistra hanno bruciato bandiere dello stato di Israele. L'ambasciatore del paese della stella di David, Ehud Gol, a proposito dell'accaduto ha commentato: "Da ebreo e israeliano mi sono sentito colmo di vergogna e rabbia di fronte al barbaro comportamento dei fascisti di sinistra. I quali hanno profanato la sacralità della Festa della Liberazione, dando alle fiamme le bandiere dello Stato di Israele".  Il 25 aprile un gruppo di esponenti dell'area no global ha impedito inoltre ai rappresentanti della comunità ebraica milanese, di sventolare la bandiere che nel 1943 furono portate dagli azionisti sbarcati in Sicilia, impegnati nella cacciata dei nazi-fascisti. Il tutto condito da cori inneggianti alla "Palestina libera e rossa" e contro lo Stato di Israele, definito "terrorista". Nel comunicato suo comunicato stampa, Gol conclude: "Indigna in maniera particolare il fatto che questi elementi hanno ritenuto opportuno bruciare le bandiere d'Israele proprio nel giorno in cui lo Stato ebraico commemorava la Shoah e onorava la memoria dei sei milioni di vittime sterminati dai nazisti". Sull'accaduto è intervenuto il leader dell'Unione, Romano Prodi: "La mia è una condanna durissima. E' un vero peccato rovinare una manifestazione così importante". Per Fausto Bertinotti, segretario del Prc: "Bruciare le bandiere israeliane è incompatibile con lo spirito 25 aprile". Dello stesso avviso Walter Veltroni, sindaco di Roma: "Bruciare la bandiera israeliana e' un atto da imbecilli". (Da Tiscali news)

P.S.: E' inutile ed ipocrita condannare, quando ve li portate in Parlamento e li blandite per tutta la campagna elettorale. Fate pena. Negli ultimi anni solo dall'estrema sinistra sono arrivate sprangate, bulloni, negozi e vetrine sfasciate, estintori volanti, Milano messa a ferro e fuoco. E nessuno di questi è stato da Voi allontanato, anzi, ne chiedete pure la scarcerazione. Siete una vergogna per la Democrazia.
Scusate lo sfogo.

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pensierocattivo

ARTICOLI RUBATI - 86

26 aprile 2006
La gazzarra di ieri, la sinistra, Prodi
Disapprovare non basta
Anche se ha preferito non dare importanza alla cosa, quel che è capitato ieri pomeriggio al ministro Moratti è assai grave, e merita di essere chiamato con il suo nome: una violenta, indecorosa gazzarra che chiama in causa responsabilità più vaste di quelle dei suoi autori. A nulla è valso che Letizia Moratti partecipasse al corteo milanese commemorativo della Liberazione spingendo la carrozzella con il padre medaglia d'argento della Resistenza; a nulla è valso che la sua sola presenza attestasse — se ce ne fosse stato mai bisogno! — la condivisione degli ideali di libertà evocati dalla ricorrenza: no, nulla è valso a nulla per proteggerla dalla salva di fischi, di insulti, di minacce, che le è piovuta addosso per tutta la durata del corteo. Ovvia la sua colpa: stare politicamente nel centrodestra; per giunta come ministro dell'Istruzione e dell'Università del governo Berlusconi, cioè in un ruolo che per lungo tempo è stato oggetto di una vera e propria demonizzazione ad opera dei settori più beceri e massimalisti della sinistra italiana che da decenni, ahimé, si annidano per l'appunto nelle scuole e negli atenei della Repubblica.

Di fronte a quanto accaduto, che è l'esatta ripetizione di quanto già accaduto altre volte in altri 25 aprile, i commenti degli esponenti del centrosinistra, limitatisi tutti (con la sola, felice eccezione, oltre che della Rosa nel pugno e di Mastella, di Bruno Ferrante, concorrente con la Moratti nella prossima elezione a sindaco di Milano) a un formale rincrescimento, appaiono penosamente inadeguati. Tanto più se ricordiamo che sono proprio essi a rammaricarsi regolarmente del fatto che i politici del centrodestra non partecipano ai festeggiamenti della Liberazione: e perché mai lo dovrebbero se questa è la fine che li aspetta? Per superare l'esame di autolesionismo?
Più inadeguata delle altre, per l'evidente importanza della sua figura, la reazione di Romano Prodi, il quale, pur avendo l'occasione di parlare nel comizio a conclusione del corteo, dal palco ha fatto appena un cenno all'accaduto.

Ha evitato così di dire, il nostro futuro presidente del Consiglio, ciò che invece andava detto e che da lui ci aspettavamo. Che allora in sua vece diciamo noi: e cioè che la democrazia italiana non sa che farsene dell'antifascismo dei faziosi e dei violenti; che la nostra democrazia non sa che farsene di quell'antifascismo che — come ha scritto coraggiosamente il direttore di Liberazione Piero Sansonetti — non capisce che «una cosa è cacciare i nazisti e un'altra è cacciare Berlusconi», che la democrazia italiana non sa che farsene — e non vuole avere niente a che fare — con l'antifascismo che non esita a strumentalizzare le grandi, drammatiche pagine della storia nazionale e i valori più alti del nostro patto costituzionale per sfogare i suoi poveri livori politici, per celare le sue pochezze, all'occasione per maramaldeggiare.

Finché l'antifascismo dei democratici non saprà prendere le distanze dall' antifascismo «militante», da questa sua contraffazione intollerante e violenta, e non saprà farlo a voce alta, esso sarà sempre vittima, anche elettorale, del suo ricatto politico. È così, mi chiedo, è mostrando una simile timidezza ideologica che si crede di poter costruire il Partito democratico? Sul punto di andare al governo con un'esiguissima maggioranza parlamentare, i gruppi dirigenti del centrosinistra commetterebbero un grave errore a non capire che è proprio su questioni come questa che essi si giocano la possibilità di convincere e di raccogliere intorno a sé una parte del Paese più vasta di quella che li ha votati.

Ernesto Galli Dalla Loggia

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articolirubati

martedì, 25 aprile 2006
IMMAGINI DAL MONDO

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immaginidalmondo

lunedì, 24 aprile 2006
IMMAGINI DAL MONDO

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immaginidalmondo

domenica, 23 aprile 2006
BESTIARIO DELLA SINISTRA

Gratta..gratta...

(ANSA) - ROMA, 23 apr - Fausto Bertinotti si dice favorevole a un taglio per Mediaset 'sia per le reti, sia per la pubblicita''. Il leader di Prc, durante il programma 'In mezz'ora' di Annunziata, boccia la privatizzazione della Rai. Critiche dalla Cdl. 'Parole gravissime', secondo Crosetto di Fi. Per Calderoli 'Bertinotti entra subito a gamba tesa'. Bocciature anche dall'Unione. Per Mastella la tv di Berlusconi e' una risorsa, per Rizzo occorre evitare di penalizzare i lavoratori.

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bestiariodellasinistra

sabato, 22 aprile 2006
NEWS

Meraviglioso taglio centrale in prima pagina di LIbero. Titolo: "Se il presidente della Camera sta coi teppisti"; preocchiello: "Il partito di Bertinotti chiede la liberazione dei No Global che hanno devastato Milano"

Postato da: antiKomunista alle 16:56 | link | commenti (11) |
news

PENSIERO TARDO POMERIDIANO

D'Alema rinuncia alla presidenza della Camera, Prodi sentitamente ringrazia. Ma nei DS infuriano le polemiche contro Fassino, preso di mira soprattutto da correntone e riformisti (da tutti tranne la sua stessa fazione, insomma) per aver gestito malissimo la fase pre e post-elettorale. Sembra proprio che Bertinotti abbia vinto la sua prima battaglia. Confermando, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, che l'estrema sinistra tiene per le palle Romano Prodi e il suo patetico tentativo di far finta di avere una maggioranza, in Parlamento e nel paese.
The Right Nation

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pensierotardopomeridiano

IMMAGINI DAL MONDO

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immaginidalmondo

POLITICALLY SCORRECT - 72

Se Sua Eminenza gioca in difesa
Nelle riflessioni bioetiche del cardinal Martini c’è aria di resa culturale


Ci sono “zone di frontiera o zone grigie, dove non è subito evidente quale sia il vero bene”, dice Carlo Maria Martini in un dialogo sull bioetica con il chirurgo Ignazio Marino pubblicato dall’Espresso. La “notizia” risiede soprattutto nelle posizioni espresse dal cardinale sulla possibilità di intervenire sull’ovocita fecondato, ipotesi mai entrata finora in alcun documento della chiesa, e nella circospetta apertura alla fecondazione eterologa. L’intervento del cardinale emerito di Milano va poi soppesato in chiave intraecclesiale, nell’ambito di un dibattito sui temi bioetici ben vivo nelle gerarchie (“non serviranno tanto i divieti e i no, soprattutto se prematuri, anche se bisognerà qualche volta saperli dire”). Ma questi sono in fondo gli aspetti che meno interessano.
Certo gli argomenti sono complessi, ma ciò che colpisce nelle riflessioni del cardinale è l’assenza pressoché totale di una visione d’insieme. Davanti ai problemi posti dalla post-modernità tecnologica, prima ancora che dalla sua deriva nichilista, Martini oppone al più una blanda sapienza scritturale, non prende mai l’iniziativa di un giudizio non si dirà teologico ma nemmeno filosofico, accetta costantemente il terreno del distinguo scientista-morale. Ma evitare di distinguere, per eccesso di distinzione, persino tra il bene dell’embrione da far vivere e la dittatura del desiderio di maternità della single, ha l’aria di una resa culturale. Problema di linguaggio, prima che di morale; problema di pensiero, più che di millesimi di tessuto biologico da concedere o da rivendicare su una mappa genetica in cui la parola Dio non compare mai.
E’ significativo che Benedetto XVI abbia aperto l’enciclica sull’amore con una premessa dedicata a “un problema di linguaggio”. E se Papa Ratzinger è sempre limpidamente assertivo, non teme di nominare e di giudicare, la cifra di Martini è invece sempre dubitativa, costantemente attestata sulla linea difensiva della doppia negazione. Non significa che sbagli sempre, e del resto su temi come la contraccezione e l’Aids è noto che la discussione esista. Ma l’impressione è che Martini faccia del tatticismo laddove servirebbe una visione strategica. Si muova, insomma, nella vera “zona grigia”: il tentativo di mantenere nei binari (morti) di scientismo e dottrina un tema come quello della vita, che invece è destinato a esplodere con tutta la sua potenza culturale e filosofica e come tale va affrontato. Come ha mirabilmente fatto Papa Benedetto.

Dal Foglio

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politicallyscorrect

giovedì, 20 aprile 2006
IMMAGINI DAL MONDO

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immaginidalmondo

PENSIERO CATTIVO - 66

Toh..che aria nuova che c'è con il centro sinistra. Un giovanotto che si chiama Ciriaco De Mita viene intervistato dal Tg5. Quante novità....

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pensierocattivo

domenica, 16 aprile 2006
NEWS

ANCHE SE CON NOTEVOLE RITARDO (PER IL QUALE MI SCUSO), AUGURO A TUTTI DI AVER TRASCORSO UNA FELICE E SERENA PASQUA.

E PER DOMANI UN GIORNO DI ASSOLUTO RIPOSO!  ak

Postato da: antiKomunista alle 22:57 | link | commenti (33) |
news

sabato, 15 aprile 2006
ARTICOLI RUBATI - 85

L'analisi dell'elefantino

Tutti ameremmo salutare in eterno le nostre belle bandiere, e fare ginnastica, che è l’unico modo di tenersi in forma (pare). Invece in questa strana Macondo che è l’Italia servono dosi da cavallo di realismo magico. E che cos’è il realismo magico, a parte la categoria critica della letteratura latino-americana? E’ la capacità di sorprendere e sorprendersi senza rinunciare mai all’omaggio quotidiano che la realtà richiede. Il paradosso del perdente vincitore, evocato dal nostro cronista politico Alessandro Giuli a commento delle elezioni, di questo strano realismo e di questa strana magia è un campione perfetto. L’economia riparte, in perfetta staffetta elettorale con le sciocchezze propagandistiche sul declino, nonostante grandi problemi, e l’Italia ne beneficia chiunque stia a Palazzo Chigi. Bernardo Provenzano è in carcere dopo una fuga durata 43 anni e sette mesi, ivi relegato dallo Sco, dalla Mobile di Palermo e dal dottore Giuseppe Pignatone, sotto la supervisione del dottore Piero Grasso, ma forse con l’autorizzazione e la collaborazione di Beppe Pisanu, il migliore ministro dell’Interno nella nostra storia di decenni, e del suo premier. O no? Ecco altri elemti del campionario magico-realista.
Ma si può agevolmente continuare. Sta per formarsi un governo sofferente, sta per costituirsi una opposizione che ha tutte le fisime della gioiosa macchina di pace e di guerra insieme. E’ la politica, bellezza, e non puoi farci niente. Via i livori, via i pallori, via i rancori che smagriscono e affamano, ingrassiamoci di realtà e di gusto della sperimentazione. E non ci si può fare niente se i primi a capire l’aria che tira sono stati di nuovo il vecchio D’Alema e il giovane Berlusconi, così analoghi per magia così diversi nella realtà. Non è un complotto e non è un inciucio, nemmeno il liberissimo e indifferentissimo Gran Mughini, sacerdote dell’antipolitica totale, crede più alle cretinate sull’inciucismo, e dobbiamo crederci noi? Il Nord è all’opposizione, gentile Maroni: vogliamo farlo pesare o ci accontentiamo di replicare l’ampolla del Dio Po? La deberlusconizzazione integrista e integrale è impossibile, gentile Prodi, e il suo eventuale governo nasce come dice l’Economist, fragile esempio di un altro fallimento europeo: vogliamo prendere atto della realtà? E al formidabile impresario degli happy end, al dolce Caimano che ha risedotto mezza Italia, e parte dell’altra metà che lo guarda stupita, basterà scegliersi la parte in commedia che è sua, senza esclusivismi, facendo lavorare bene l’intera compagnia, ma presidiando bene, con oculata e scherzosa saggezza, la Sublime Porta della politica. D’accordo?

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articolirubati

giovedì, 13 aprile 2006
ARTICOLI RUBATI - 84

Il commento di Mario Sechi

Le braccia alzate in segno di vittoria e il viso funereo. Con questa immagine si consegna alla storia il centrosinistra italiano uscito dalle urne il 10 aprile. È la contraddizione dell’Unione che vince le elezioni di un’incollatura, ma ha già perso la partita politica per cui era nata: la sinistra riformista infatti è ostaggio dell’ala estrema, alla Camera e al Senato i gruppi radicali (da Rifondazione a Di Pietro passando per la Rosa nel pugno, Pdci e Verdi) possono contare su 106 deputati e 42 senatori, senza considerare il fu Correntone ds che al suo interno vanta non proprio dei moderati da club oxfordiano.
Visti i numeri, siamo davanti alla più grande sconfitta politica per il trio Prodi-Rutelli-Fassino che sognava la socialdemocrazia europea e si ritrova a fare i conti con barbudos e descamisados. L’Unione dalle maggioranze precarie, 24 ore dopo il voto si è ritrovata di fronte a Fausto Bertinotti che dettava l’agenda istituzionale: niente intese con la Casa delle libertà, niente presidenza di una delle due Camere al centrodestra. Poco dopo, Prodi ha eseguito lo spartito bertinottiano, confermando chi ha davvero il timone della coalizione. Quando le ali sinistre pesano per il 31 per cento alla Camera e per il 27 per cento al Senato, ogni ragionamento sulla politica riformista, sulle scelte liberali e sull’unità del Paese, è destinato ad essere archiviato.
Questi dati fotografano meglio di qualsiasi discorso la realtà dell’Unione e la sua impossibilità a governare il Paese senza l’aiuto del centrodestra: il Senato è praticamente in stallo, la Camera prigioniera di quella che un tempo si chiamava «ala massimalista della coalizione».
Di fronte a queste sciagurate prove tecniche di governo dell’Unione, il centrodestra ha avuto da subito un atteggiamento responsabile. Silvio Berlusconi insieme agli alleati ha offerto la massima disponibilità a discutere insieme del futuro del Paese, mettendo sul piatto perfino l’ipotesi di una Grande Coalizione alla tedesca, anche in caso - dopo la necessaria verifica del voto - di un’affermazione della Cdl. La mossa è stata quanto mai azzeccata, perché il niet corale dell’Unione ha reso evidente la vera natura del centrosinistra: uno schieramento di potere pronto ad arroccarsi nella trincea dello «zero virgola» e a sacrificare la governabilità per il proprio interesse. L’idea di utilizzare una manciata di voti - su cui per ora non vi sono certezze - per cercare a tutti i costi di varcare la soglia di Palazzo Chigi è un esercizio di cieca volontà. Quando la Germania si è trovata di fronte a un Paese spaccato e a un’agenda globale che non concede rinvii, la soluzione della Grosse Koalition è apparsa come la via maestra per uscire dall’impasse, far ripartire il Paese (che infatti sta agganciando la ripresa economica) e cercare la via della riconciliazione. La diga alzata dalla sinistra italiana su questa ragionevole soluzione offerta da Berlusconi è il chiaro segnale che lo spazio per una politica bipartisan è pari quasi a zero. Se questo è il preludio, possiamo immaginare quale sarà il seguito della stonata sinfonia ulivista.
C’è un tempo per le parole e un tempo per i fatti. Che incombono. Alla ripresa dell’attività parlamentare ci sarà da rifinanziare subito la missione dei militari italiani in Irak. Su questo punto il centrosinistra è una Babele e il risultato elettorale alimenta quelle forze che vogliono il ritiro immediato perché le mani dell’alleato Bush «grondano di sangue». Non hanno neppure cominciato a governare e il voto dell’Unione sull’Irak è già in bilico, tanto che ieri i politici iracheni hanno rivolto un appello a Prodi: non lasciateci soli di fronte al terrorismo.
Qualcuno nel centrosinistra (leggere alla voce Piero Fassino) confida nei voti del centrodestra per evitare la Caporetto della nostra politica estera. È l’eterno paradosso della sinistra: rifiuta qualsiasi collaborazione a livello istituzionale, ma pretende - invocando l’interesse del Paese - che l’avversario lo aiuti a restare a galla

Postato da: antiKomunista alle 18:03 | link | commenti (71) |
articolirubati

ARTICOLI RUBATI - 83

Prodi: Subito una scelta contro gli Usa, l'Europa e Israele

Yasser Arafat usava verso Israele la più equivoca fra le tecniche di comunicazione: quando parlava in inglese porgeva l’ulivo ad Israele e all’opinione pubblica internazionale, mentre quando si rivolgeva in arabo ai suoi connazionali incitava all’odio contro gli ebrei e alla distruzione del loro stato. Nella sua prima uscita post-elettorale il leader dell’Ulivo Romano Prodi si è comportato alla stessa maniera di Arafat, esprimendo sulla crisi mediorientale due posizioni assolutamente contraddittorie: all’emittente araba Al Jazira Prodi ha rivelato che si impegnerà per “definire una nuova posizione europea nei confronti del nuovo governo palestinese di Hamas”; alla stampa estera ha invece proclamato che “il governo intende agire seguendo la posizione europea”.
Incredibile ma vero le due linee opposte sono state espresse a poche ore di distanza  l’una dall’altra. Questa sortita di Prodi conferma tutte le preoccupazioni che avevamo espresso in merito alla politica estera del centrosinistra: ambiguità quando va bene, e per il resto spregiudicatezza e corrività con le peggiori espressioni dell’estremismo antioccidentale.
Il governo di Hamas rappresenta oggi una minaccia mortale all’esistenza di Israele e l’impegno comune di Usa e  Europa è quello di imporgli l’accettazione delle regole minime che consentono lo sviluppo pacifico delle relazioni internazionali. Soltanto l’altro ieri i ministri degli esteri dei 25 hanno ribadito il divieto di qualsiasi contatto politico con i vertici di Hamas se non verranno accettate le condizioni che prevedono il riconoscimento di Israele, la rinuncia alla violenza e il rispetto degli accordi sottoscritti in passato dall'Anp . Il nuovo (eventuale) governo Prodi intende sottrarsi subito a questo percorso di serietà e ribaltare la posizione dell’UE per la quale Hamas è e resta una organizzazione terroristica. Però lo dice soltanto in arabo.

Dichiarazione di Marco Taradash, Portavoce dei Riformatori Liberali – Radicali per le Libertà

UPDATE:

E' arrivato il primo riconoscimento internazionale al Governo Prodi.... da Hamas!


Ramallah, 13 apr. - (Aki) - Il ministro palestinese degli Affari Esteri, Mahmud al-Zahar, si è congratulato con il leader del centro-sinistra Romano Prodi per la vittoria alle elezioni politiche italiane. Zahar, che ha definito una "posizione positiva" quella di Prodi verso il nuovo governo palestinese guidato da Hamas, ha sottolineato "il coraggio e la spiccata coscienza politica" del Professore. Qualità, queste, che secondo Zahar potrebbero contribuire a "convincere quei paesi dell'Unione Europea ancora indecisi se continuare a sostenere il popolo palestinese e mantenere i contatti col suo governo democraticamente eletto". Il ministro palestinese si è poi augurato che ''Prodi riesca a correggere l'errato assunto politico europeo nei confronti del popolo palestinese e del suo governo eletto e che ciò si traduca concretamente nel rispetto per l'autodeterminazione del nostro popolo e l'accettazione della sua scelta democratica".
(ADNKronos International)

Giova ricordare che Hamas
è considerata ufficialmente dall’Unione Europea un’organizzazione terroristica.

Postato da: brucewayne alle 11:47 | link | commenti (44) |
articolirubati

CONTRIBUTI

La crociata dei bambini

Mentre inconsciamente spero che la cdl la spunti alla camera per generare ancora più caos istituzionale per sollazzarmi un po' davanti alla TV, Prodi comincia già a dare le prime linee guida del prossimo stabilissimo governo.

Innanzitutto verranno ritirate le truppe dall'Iraq e verranno mandati dei civili a portare pane ammore e fratellanza tra i popoli. Ecco, io su questo sono molto favorevole, servono entro l'estate circa 26000 pacifisti tra i 18 e 25 anni in Iraq mentre in Italia impazzerà la moda delle "magliette Calderoli". Così si ristabilisce la parità perfetta alla camera causa decessi elettori dell'unione.

Però una persona mi ha fatto notare che con la storia del servizio civile obbligatorio potrebbero mandare proprio me stesso, qui la questione è interessante, perchè credo che scoprirò finalmente la bellezza della politica "de lotta" perchè sia chiaro che se fanno la legge sul servizio civile obbligatorio noi ci incateniamo tutti sotto casa di Prodi, se non a Prodi stesso.

Saremo in tanti vero?

  ilbuffone

Postato da: brucewayne alle 10:20 | link | commenti (36) |
contributi

mercoledì, 12 aprile 2006
BESTIARIO DELLA SINISTRA

"Governeremo per cinque anni, avremo un governo forte e stabile"

Romano Prodi

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bestiariodellasinistra

EDITORIALE

LA VITTORIA DI PRODI-PIRRO

Dovevano fare sfracelli. L'Italia doveva essere deberlusconizzata (Baffino diceva "E' finita l'era di Berlusconi"), e invece FI è il primo partito italiano. Non so se vi ricordate della famosa quanto inutile vittoria di Pirro. Non nascondo una malcelata soddisfazione, ma anche la seria preoccupazione per come si potrà governare il nostro Paese. A Ulive greche ho già risposto sul discorso legge elettorale in separata sede. Prepariamoci ad un prodino. A chi vince (?) l'onore e l'onere di governare...metto in coda due riflessioni che condivido. AK

The second best (A conservative mind)
Silvio Berlusconi non l'ha presa bene e cerca di uscirne fuori in qualche modo. E' comprensibile. Però, fosse stato possibile immaginare un risultato a tavolino che fosse utile alla Casa delle Libertà, la seconda scelta da fare a mente fredda (dopo la vittoria con ampia maggioranza parlamentare in ambedue i rami, ça va sans dire) sarebbe stata proprio questa, ovvero la vittoria dell'Unione con una maggioranza impalpabile nella Camera storicamente più difficile da controllare, nel periodo più difficile dell'anno. Ogni altra alternativa sarebbe stata peggiore.
Aver conquistato il Senato per un pugno di voti, infatti, si sarebbe rivelato una jattura. A quel punto ognuna delle due coalizioni avrebbe avuto il controllo di una Camera. L'Unione, grazie al premio di maggioranza, avrebbe avuto un forte controllo di Montecitorio, mentre la Cdl sarebbe stata sopra di pochi senatori a palazzo Madama. Però tanto sarebbe bastato ad attribuire alle due coalizioni identiche responsabilità. Per il centrodestra questo si sarebbe tradotto, con ogni probabilità, nell'obbligo morale e politico ("per il bene del Paese...") di sostenere un governo tecnico o un esecutivo "di solidarietà nazionale" a guida Mario Monti o affini. Ma alla Cdl è andata bene così. Primo: perché gli elettori detestano simili inciuci, che li fanno disamorare dei loro eletti. Secondo: perché il prossimo governo avrà come compito principale di varare la Finanziaria 2007. Un compito, anch'esso, elettoralmente devastante.
Posizione ancora meno invidiabile sarebbe stato trovarsi al posto dell'Unione. Esposto a ogni vento e a ogni ricatto di ogni singolo senatore, il centrodestra avrebbe avuto il compito ingrato di varare la Finanziaria con la certezza di vedere il proprio documento stravolto a palazzo Madama. E si sa che è proprio tra novembre e dicembre che è più alta la mortalità dei governi, specie quelli che possano su maggioranze esigue. Insomma, la Cdl sarebbe stata costretta a stare sulla graticola per mesi, forse un anno (impossibile che un governo con una simile maggioranza possa durare di più), facendosi prendere a schiaffi dall'opposizione senza avere lo spazio di manovra necessario a varare una riforma degna di questo nome. Per inciso, chi conosce quella palude chiamata Senato sa che questo è difficile da controllare anche con maggioranze di venti senatori. Figuriamoci quando il vantaggio su cui si può contare è di un uomo e due figure: basta una piccola epidemia d'influenza al momento sbagliato per far cadere un governo.
Ora in questa posizione difficile ci si trova l'Unione e il cerino acceso è nelle mani di Romano Prodi. Il quale mostra di non aver capito molto di ciò che è successo. Dice che governerà cinque anni, che la sua è stata una grande vittoria e parla davvero come se avesse ricevuto un'investitura popolare. L'uomo che aveva promesso di unire l'Italia se ne sta semplicemente fregando della maggioranza degli italiani. Chiedendo di avere il mandato a governare ha firmato il suo suicidio politico. Lo hanno capito bene i Ds, i quali usano infatti un linguaggio assai più cauto. Gavino Angius insiste perché la presidenza di una delle Camere sia data a un esponente della Cdl, con la quale secondo lui andrebbe concordata anche l'elezione del presidente della Repubblica. Massimo D'Alema, dopo le prime figuracce, si guarda bene dal suonare la tromba: ora parla di un «paese spaccato» e di un risultato «molto tirato, al di là di quello che era prevedibile». Piero Fassino tira il freno a mano e dice che il loro governo «rappresenterà l'intero Paese facendosi carico delle aspettative e delle esigenze di tutti, con attenzione e scrupolo anche di chi ha votato il centrodestra». Parole pesate e pensate, che fanno intravedere l'atmosfera pesante che si respira da quelle parti. Già pensano a quando si dovranno votare provvedimenti come il rifinanziamento delle missioni militari italiane all'estero o i primi decreti fiscali o quando qualcuno dei tanti parlamentari della sinistra estrema tirerà fuori la proposta di legge sui Pacs o la libertà di ricerca sugli embrioni. Tutti temi sui quali al Senato, sulla carta, esiste già una maggioranza diversa dall'Unione.
La verità è che hanno paura: presto il compito ingrato di tirare la carretta prendendo gli sputi della minoranza toccherà a loro. La Cdl lascia il governo e inizia la sua campagna elettorale nel modo migliore: con le mani libere, all'opposizione, sapendo di poter contare su più elettori di quanti ne abbia l'Unione. Tra un anno si vota. E la Cdl li indicherà e dirà agli italiani: hanno avuto la loro occasione, ecco come l'hanno usata.

No Recount (the right nation)
Lo diciamo chiaro e tondo: noi siamo contrari al recount (a meno che, naturalmente, non vengano accertati gravi brogli capaci di ribaltare il risultato della Camera). Siamo contrari, non solo perché non vogliamo vedere il nostro splendido Caimano fare la fine di Al Gore in Florida, ma soprattutto per l'invincibile e sadica curiosità di vedere questa sinistra provare a governare il paese con uno straccio di maggioranza al Senato e con una solida minoranza nel paese. Siamo ansiosi di vedere i capigruppo dei partiti della sinistra fare incetta di vaccini anti-influenzali per non far ammalare senatori e senatori a vita. Siamo tremendamente eccitati di fronte alla prospettiva di assistere al dibattito sulla Finanziaria, quando Montezemolo arriverà all'incasso e l'estrema sinistra farà sentire tutto il suo peso nella coalizione. Enzo ha perfettamente ragione: "Le percezioni in politica a volte contano più dei numeri. Se nella CdL prevalesse il buon senso, si capirebbe che perdere così è quasi meglio di una vittoria". UPDATE. Anche l'analisi di Abr è un must-read. UPDATE (2). Da leggere anche Pierluigi.

 

 

 

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editoriale

lunedì, 10 aprile 2006
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Ragazzi, blocco i commenti sino a quanto non avremo i dati ufficiali. Se no rischio di beccarmi (come per le Regionali), centinaia di insulti gratuiti.

AK

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comunicazionediservizio

venerdì, 07 aprile 2006
PENSIERO CATTIVO

Nel novembre del 2001, intervistato dall'Espresso, Romano Prodi dice che l'abolizione voluta dal governo Berlusconi della tassa sulle donazioni e successioni «cancella uno dei principali strumenti di uguaglianza».

Nel 2003 Prodi e la moglie Flavia, approfittando dell'abolizione della tassa sulle donazioni e successioni, in barba alla dichiarazione contro l'abolizione della tassa, donano parte del loro patrimonio ai figli, per un totale di 870mila euro. Il tutto nel più rigoroso segreto. La cosa è saltata fuori oggi.

Il 7 marzo del 2006, a Porta a Porta, Prodi dice che la soglia di esenzione dell'imposta sulle donazioni e le successioni «deve essere elevata: era ai miei tempi 250 milioni, ora si può raddoppiare». Il che farebbe 500 milioni di lire, 250 mila euro. Tradotto, vuol dire che se e quando torneranno al governo l'imposta sarà portata a una soglia tale che se Prodi e consorte avessero voluto fare la donazione con questo nuovo regime fiscale, la tassa l'avrebbero dovuta pagare.


A quanto pare Prodi non è di certo un coglione.

 I suoi interessi li sa fare. Molto bene.

 Coglione è qualcun'altro.

 grazie a A CONSERVATIVE MIND

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pensierocattivo

IMMAGINI DAL MONDO

 

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immaginidalmondo

giovedì, 06 aprile 2006
PENSIERO NOTTURNO

Romano Prodi:
"Oltre una certa quota di reddito l'uomo diventa infelice".

Folle Berlusconi. Senza un briciolo di criterio.
L'ho criticato ferocemente.
Gli ho dato del "primo coglione".
Perchè un'uscita simile può forse far perdere altri voti alla CDL.

Ma ho riflettuto un po, anche dopo aver visto le patetiche manifestazione de l'"ORGOGLIO COGLIONE".
E dopo aver riletto e meditato la dichiarazione del professore che intesta questo post.

E la conclusione è questa:

Non offendetevi amici di sinistra. Non c'è niente di personale. Davvero.
E' solo una considerazione "filosofica".

Ma devo proprio dirlo: chi vota l'autore di una dichiarazione simile è un "coglione".

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pensieronotturno

martedì, 04 aprile 2006
ARTICOLI RUBATI - 82

Milano. C’è una candidata dei Verdi alla Camera che scrive poesie “dedicate” a Osama bin Laden, ad Ayman al Zawahiri, ad Abu Mussab al Zarqawi, alle Brigate dei martiri di al Aqsa, a Hamas, ai guerriglieri palestinesi e “in memoria” dello sceicco Ahmad Yassin. Dolci e ispirati versi con cui Lia Briganti si augura che il jihad “divenga un esercito di pace e di carità”. Non c’è alcuna esaltazione del terrorismo, ha scritto la stessa Briganti. I suoi sono “versi composti per comunicare le sensazioni che queste azioni esemplari” le hanno suscitato. “Azioni esemplari che, al massimo, possono destare qualche preoccupazione per il crearsi di un contesto pre-insurrezionale localizzato. Niente di più”.
Lia Briganti, candidata al numero 19 della lista verde in Emilia Romagna, è una poetessa vincitrice di premi letterari, critico d’arte e insegnante di psicologia e scienze dell’educazione a San Patrignano. Le sue poesie, tra cui “un augurio di bene ad Osama bin Laden e alla Jihad islamica”, ma anche invocazioni alla guarigione di Sharon e alle vittime delle stragi, si trovano nei forum di radicali.it. Prima dei Verdi, infatti, ha militato nel Partito radicale transnazionale ed è tutt’ora iscritta all’Associazione Coscioni.
Alla Federazione dei Verdi non ne sapevano niente. Informati dal Foglio, hanno provato a limitare i danni. Una poesia, dicono, non è come una bandiera bruciata né come un coro dieci, cento, mille Nassiriyah. Restano però senza parole, quando apprendono i titoli delle poesie. “Preghiera per i miliziani della jihad” recita così: “Oh miliziani,/ voi mi appariste/ in sogno,/ ed io percepii/ le cause/ della vostra veemente/ violenza:/ fiumi di lacrime/ di inconsolabili madri/, lo sguardo vostro/ offeso/ da un confine limitato/. Questo io compresi,/ in effluvii/ azzurrini,/ in un braccio/ alzato/ e teso/ all’orizzonte./ Possano/ le lacrime/ restituire/ il dolore/ e con esso,/ la coscienza/ del male sofferto,/ la disponibilità/ al giudizio/ degli uomini,/ al perdono/ del cuore”.
“Sono semplici artificieri”
Lia Briganti non è una fan dei kamikaze, tutt’altro. Invoca la pace, predica l’amore tra i popoli fratelli e non è nemmeno contraria alla presenza italiana in Iraq: “Io sono una cattolica praticante, ma anche una liberale – dice con tono gentile al Foglio – I miei sono testi poetici scritti a partire dal 12 settembre, in seguito alle violenze e alle reazioni sopra le righe, come quella della Fallaci. La forma poetica esprime il mio stato emotivo nei confronti della barbarie di questa guerra, che io condanno”. Le sue poesie – dice – sono inviti al dialogo che nascono dagli stessi sentimenti di solidarietà del Papa e di Marco Pannella a favore della pace o dell’esilio di Saddam. In realtà – le fa notare il Foglio – non risulta da nessuna parte che il Vaticano e i radicali abbiano mai scritto preghiere, poesie o appelli per trattare con i terroristi. Ma l’analisi politica della Briganti è questa: “C’è una sopravvalutazione propagandistica del terrorismo internazionale, è un fenomeno che va ridimensionato”. Secondo l’aspirante deputato, Osama & co. “non sono un pericolo per l’occidente”, sono “frange ammutinate di mujaheddin o di hezbollah, i quali sono soldati di montagna che difendono le frontiere come i nostri alpini”. Il paragone è quello che è, ma la Briganti considera “propagandistiche” e “sopravvalutate” anche le parole del presidente iraniano Amadinejad contro Israele.
La Verde di Cesena vede spiragli di cambiamento nel jihad, e li vorrebbe spalancare. Ogni proclama terrorista diventa richiesta di trattativa da accettare: “Bisognerebbe mettersi intorno a un tavolo”. Anche con i tagliatori di teste? “Hanno scarsità di mezzi, sono semplici artificieri. Il terrorismo è una tattica di guerra povera, mediaticamente trasformata in ontologia ideologizzante a cui dichiarare guerra totale e illimitata”.

Il Foglio

Postato da: antiKomunista alle 16:01 | link | commenti (43) |
articolirubati

BARZELLETTE ROSSE

Vittorio Zucconi, oggi, su Repubblica: "...Berlusconi, uomo di troppe vaghe letture per sapere che era una vecchissima citaziene di Bernard Shaw". Peccato fosse di Andrew Lang. Da Camillo.

Postato da: antiKomunista alle 15:57 | link | commenti (20) |
barzelletterosse

NEWS

SILVIO E' DIVENTATO COMUNISTA!


«PROPOSTA DI LEGGE
D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI

BERTINOTTI, GIORDANO, DE CESARIS, BONATO, BOGHETTA, CANGEMI, LENTI, MALENTACCHI, MANTOVANI, NARDINI, EDO ROSSI, VALPIANA, VENDOLA

_________


Norme per l’esenzione dell’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) sulla prima casa di abitazione

CONTINUA...



grazie a Emile (link a fianco)

Postato da: brucewayne alle 10:32 | link | commenti (46) |
news

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