"PERCHE' IL COMUNISMO E' IL CANCRO DELL'UMANITA'"

Visceralmente anticomunista. Cattolico, liberale e liberista. Amico degli Usa e di Israele. Supporto il Centro Destra. Senza paraocchi.
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Se fossi un comunista, mi verrebbe voglia di prendere a pugni Follini.
Essendo un moderato mi limito solo ad augurargli ogni male.
P.S.: poi vado a confessarmi.
L'immondo verminaio, come morto che cammina, putrescente Lazzaro,
s'appresta a far ruinare l'italico stivale nel baratro finale.
I morti viventi alzano la mano, e insieme a loro il vil folle Giuda,
traditor per tre denari.
In testa, degnamente indegno, la crosta di cristiano,
il falso cattolico, colui che fra sedute medianiche si credeva Napoleone...
e che invece è solo un piccolo or...coglione.
Il rimedio per la crisi del governo (G minuscola) Prodi? Una bella seduta spiritica...
IO..C'ENTRO....(ECCOME SE C'ENTRO)
Quando pensi che i comunisti abbiano toccato il fondo, loro ti smentiscono sempre. Stanno ritardando il voto di fiducia in Senato per permettere alla Montalcini (98 anni) di ritornare da un viaggio all'estero ed a Scalfaro (89 anni) di riprendersi dall'influenza.
Forse mi giudicherete un demagogo di bassa lega. Ma non vi sembra una porcata (targata sinistra, of course) l'aver modificato le norme previste in finanziaria solo per dare più soldi a Baudo e Hunziker? Cioè, "Dico", non ci sono altri problemi ben più seri del festival di Sanremo? E l' "antipapa" con la biondona senza neuroni non si fanno un pò schifo?
Questi ladri e affamatori hanno impoverito tutti. Hanno tagliato 14 mila docenti e messo pure tasse su minori e disabili.
Hanno bloccato le grandi opere, si sono uniti solo nello smontare qualsiasi cosa abbia fatto Berlusconi.
Hanno dispensato odio a piene mani, dipingendo scenari da apocalisse e ora cercano di minimizzare la loro finanziaria ammazza-poveri.
Hanno arricchitto le cooperative rosse e si sono formati un'elite economica a cui hanno dispensato piaceri e favori.
Hanno minacciato il Papa e cancellato l'affidabilità nel mondo del nostro Paese.
Tutto questo in soli 9 mesi.
Si sono suicidati da soli, fra veti incrociati tanto prevedibili quanto vergognosi.
Sono così poco democratici che si prendono a pugni (sul serio), fra di loro.
Incuranti del disprezzo generale tentano di far finta di niente.
Il programma di quasi 300 pagine non esiste più. Esistono solo 10 punti 10 pieni di aria fritta.
Naturalmente, e come sempre, Prodi è il peggiore fra di loro. Una vergogna di uomo.
Ricomincia il Carnevale. Sulle nostre spalle e depredando le nostre tasche.
Per fortuna la gente, il popolo, quello che questa sinistra tanto disprezza, ha la memoria lunga.
MERCOLEDI' DELLE CENERI - E' FINITO IL CARNEVALE! PER ORA...
11 - NOTIZIA SUBITO RILANCIATA DA STAMPA INTERNAZIONALE…
(Ansa) - La bocciatura al Senato sulla politica estera ’mette il governo italiano sull’orlo di una crisi’. Il no al Senato della mozione dell’Unione sulla politica estera del governo e’ stata subito rilanciata dai grandi mezzi di informazione stranieri. L’Agenzia France Press nel suo primo lancio scrive:’Il parlamento italiano boccia la politica estera del governo’. Successivamente in un servizio dettagliato spiega come il ’governo di centro-sinistra di Romano Prodi ha perduto al senato un voto cruciale sull’orientamento della sua politica estera, piombando nella piu’ grave crisi politica dall’arrivo dlla sinistra al potere nell’aprile del 2006’. Lo stesso fa l’agenzia britannica Reuters che nel suo lancio afferma ’il governo perde il voto sulla politica estera’. La notizia e’ stata diffusa a pochi minuti dal voto anche online: ’Crisi politica grave’, titola in prima pagina ’il quotidiano francese ’Le Figaro’, che spiega come il governo Prodi, ha perso oggi ’un voto cruciale’. Sul sito della Bbc si legge: ’Il governo italiano perde un voto parlamentare sulla sua politica estera’. Lo stesso ha fatto l’edizione online dello spagnolo ’El Pais’: il no del parlamento alla politica Estera ’lascia il governo italiano sull’orlo delle dimissioni’. Anche El Mundo on line da’ spazio alla notizia sul voto del Senato italiano con una notizia - corredata da una fotografia in cui si vedono senatori del centro-destra esultare - che sottolinea come la maggioranza sia uscita battuta in una ’votazione chiave per la politica estera’
Coerenza vorrebbe che il governo (G minuscola) Prodi bis finisse la sua triste, breve e gravosa strada (per noi tartassati da siffatti bugiardi e lestofanti). Ma con questa sinistra tutto è possibile. Quello che è successo era ampiamente prevedibile. Non avendo i voti, non la puoi sempre sfangare.
"PIU' TASSE PER TUTTI"
Il Giornale - Antonio Signorini
Con il fisco dell’era Prodi non c’è nessun riequilibrio tra redditi alti e bassi. Al contrario, le scelte del centrosinistra comportano un aumento delle tasse a danno del lavoro dipendente. Poi c’è lo scontato aggravio delle addizionali locali, con il paradosso della penalizzazione delle famiglie con più figli. «Noi l’avevamo detto». Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti torna a criticare la politica fiscale del governo, forte delle simulazioni sulle buste paga, ultime quelle della Cgil e del Sole-24 ore. Adesso, assicura il sindacalista riferendosi alla confederazione di Guglielmo Epifani, anche chi aveva promosso le misure fiscali della finanziaria 2007 ha cambiato idea.
Oltre alle vostre simulazioni, avete percepito dei malumori tra i vostri iscritti?
«Quando sono arrivate le buste paga le reazioni non sono state per nulla positive perché tutti si sono accorti che non c’è stata nessuna riduzione delle tasse. Magari una qualche forma di riequilibrio tra quelle nazionali, che però è stata compromessa dagli aumenti delle addizionali locali prima annunciati e poi regolarmente attuati. Il risultato netto è stato un aggravio delle tasse per i lavoratori dipendenti. L’esatto contrario di quello che ci era stato promesso. E noi lo avevamo detto».
... quando avete protestato per il «bluff» del cuneo?
«Ecco, noi non ci siamo dimenticati le promesse. E non possiamo non registrare che le novità sul fisco hanno effetti seri dal punto di vista dei lavoratori, cioè una diminuzione di quello che si chiama reddito disponibile, che finirà per avere conseguenze negative anche per l’economia».
Quali altre leve avrebbe potuto utilizzare il governo?
«Il vero riequilibrio non ci sarà mai fino a quando continueremo a parlare di Irpef. Se consideriamo i redditi ci sono milioni di poveri, ma la metà sono finti. Noi avevamo proposto di ridurre la spesa pubblica intervenendo sugli sprechi pubblici a partire settore sanitario. E invece hanno messo i ticket. Abbiamo chiesto di ridurre i costi della democrazia e abbiamo fatto l’esempio concreto dei 160mila consulenti delle amministrazioni locali. Invece è stata aperta la strada a una politica opposta: gli sprechi non diminuiscono e in compenso aumentano le tasse per coprirli».
La politica di redistribuzione via fisco in realtà era stata ispirata dai sindacati...
«Così dicevano i giornali, ma non c’è stato nessun vantaggio per il lavoro dipendente e noi lo abbiamo spiegato più volte. La finanziaria non ha diminuito le tasse ed era evidente da subito. Una manovra da 34 miliardi non poteva che alzare la pressione fiscale. Nella relazione tecnica era scritto chiaramente che la manovra sull’Irpef avrebbe dato 400 milioni, altro che costo zero. Ed era prevedibile anche che il combinato tra il nuovo regime delle detrazioni e le tasse locali finisse per penalizzare anche le famiglie con figli».
Chi ci ha guadagnato con il nuovo fisco?
«Forse le imprese medie e grandi con la riduzione dell’Irap sulla base dei dipendenti, anche se non hanno ancora incassato».
Cosa farete sul fronte delle imposte locali?
«Noi stiamo facendo di tutto, ad esempio abbiamo manifestato a Napoli contro le addizionali della Campania».
Senza la Cgil.
«Per un momento si deve essere dimenticata l’autonomia del sindacato dalla politica».
Per il resto contro le imposte locali Cgil, Cisl e Uil saranno unite?
«Penso di sì, anche perché quelli che si erano lasciati convincere che sarebbe stata un’operazione a saldo positivo per i lavoratori si sono resi conto che non è così. E la prova è il documento unitario che parla di diminuzione delle tasse sul lavoro, un tema che fino a oggi non ha mai trovato unito il sindacato».
Eutanasia e dintorni...
"Se non c'è più forza per combattere per la propria salute, il diritto a vivere viene meno" (...) "la pietà conosce una sola azione: lasciar morire i malati" (...) "ai pazienti giudicati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile sia concessa una morte pietosa".
Domanda da cento milioni di euro: chi è l'autore di queste affermazioni? E soprattutto: siete d'accordo?
Troppi brigatisti nella Cgil, il pachidermico sindacato utrapoliticizzato che blocca lo sviluppo economico in Italia da decenni. Non può essere un caso. Urge qualche seria riflessione. Come minimo...
Bertinotti: "Io vorrei andare, ma non posso". Dimettiti. Non sentiremo la tua mancanza. E questo sarebbe il presidente della Camera. Puah!
Subliminale....
Stamani, ascoltavo Rds sul mio autoradio, ero in autostrada e stavo andando la lavoro. Arriva la pubblicità; di seguito, la prima mi diceva che per stare in salute bisogna fare Plin Plin (pisciare); in un'altra la pettoruta Alessia Marcuzzi mi spiegava che una sua amica le aveva provate tutte per andare di corpo, ma che ora c'era uno yougurt miracoloso. Arrivato al primo autogrill, mi sono fiondato in bagno.
«Io non ho nulla a che vedere con Berlusconi e voglio farlo capire bene. Bisogna far vedere in tutti i modi che ci fa schifo; va fatto soprattutto in tv, perché è l’occasione per parlare alle masse».
Oliviero Diliberto, segretario del Pdci che sostiene il Governo Prodi.
Qualche giorno fa...in non so quale post qualcuno parlava della pericolosità di Forza Nuova, dimenticando (ovviamente) le Brigate Rosse. Oggi tante notizie un pochino inquietanti. Sempre dall'estrema sinistra. Dai "compagni che sbagliano". Tira una brutta aria in Italia, e di questa campagna d'odio montante ne è soprattutto responsabile la sinistra. Complimenti.
P.S.: naturalmente nessuna vergogna, nessuna autocritica...
Grazie presidente Napolitano
Dall'Iri a F2I. Il lupo perde il pelo...
di Francesco Galietti
La sigla evoca sferraglianti androidi in uno sperduto angolo di galassia piuttosto che un fondo d'investimento. F2I, invece, è il veicolo destinato ad accogliere al proprio interno la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Intesa Sanpaolo, Unicredito, due merchant bank (Lehman Brothers ed un altro partner straniero), le Fondazioni e alcune casse previdenziali private facenti capo ai rispettivi ordini professionali. Il viceministro all'Economia Roberto Pinza, in un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore, si è premurato di chiarire che la CDP avrà una quota inferiore al 15% in F2I. Questo, a suo avviso, basterebbe ad escludere la possibilità che F2I sia controllato dallo Stato tramite la CDP. Pinza, a dire il vero, prova ad attirare l'attenzione su elementi importanti, ma non decisivi. E' vero, tanto per intenderci, che la quota di F2I in mano alla CDP non supera il 15%. E' altrettanto vero, però, che in F2I la fanno da padrone gli amici banchieri di Prodi. I quali, sotto l'egida di Bazoli, muovono le fila del neonato colosso bancario Intesa Sanpaolo e sono radicati nelle Fondazioni. Più sfumato, per il momento, il ruolo di Unicredit, il cui ingresso in F2I è stato letto come una mossa in controtendenza rispetto alla strategia esterofila di Profumo. Non c'è proprio nulla, in realtà, che faccia pensare ad un disimpegno dello Stato dalle faccende economiche del Paese. Piuttosto, l'intero curriculum di Romano Prodi, dalle prime raccomandazioni di Andreatta su su fino all'IRI e al primo governo del '96, sono la testimonianza autentica dell'esatto opposto. L'ascesa del professore bolognese porta il marchio dell'intreccio tra Stato ed economia, politica e banche, clientele e soldi. All'insegna di una visione del mondo in cui non c'è spazio per l'idea del buon governo, ma solo per il controllo capillare ed il presidio dei posti che contano. La politica prodiana è un disegno in cui il «piano Rovati» per lo scorporo della rete fissa da Telecom procede di pari passo con il muro contro muro tra Di Pietro e Abertis nella contesa per Autostrade (che svanisce invece, come d'incanto, se Autostrade finisce in F2I). E' una politica, se si vuole, priva di quello che davvero contraddistingue la politica: svuotata di una visione del mondo e delle cose, priva di una direzione, sballottata qua e là dalle tendenze diverse, e spesso opposte tra loro, delle varie forze di governo. In questa condizione, Prodi cerca di fare quello che meglio gli riesce: occupare, affondando le proprie radici nel tessuto economico-finanziario del Paese. Come il drago Fafnir nell'epica norrena, anche Prodi «giace e possiede». Il suo è un possesso privo di carisma, incapace com'è di imprimere una vera direzione alla cosa pubblica. Si regge sui risultati in crescita di un'economia rattoppata da Berlusconi e Tremonti, e confida nell'aumento del gettito fiscale (per il quale, ancora una volta, può ringraziare Tremonti e non Visco). Questo è il marchio funesto di un governo del tutto inerziale e cialtrone. Esiste in finanza una regola non scritta né codificata che scatta quando un soggetto finanziario si avviluppa troppo nelle vicende politiche. Intesa Sanpaolo ha già di per sé una naturale tendenza ad assecondare Prodi. C'è da sperare che in tutto ciò non cessi di fare la banca, altrimenti si squalificherà agli occhi dei player internazionali. Attenzione a ballare la danza di Prodi, il rischio di prendere scivoloni è forte.
Il governo di centro sinistra...(Dal Giornale)
La scure della Finanziaria si è abbattuta anche sulle vedove dei dipendenti pubblici, tagliando dalle loro pensioni di reversibilità mediamente tra 100 e 200 euro al mese. Per chi di euro ne prende un migliaio al mese, e deve fare i conti con gli acciacchi della vecchiaia, è un vero e proprio salasso. «Mia madre - ci scrive un lettore - di 94 anni, pensionata di reversibilità Inpdap, ha ricevuto questo mese una pensione decurtata di più del 10% del totale. Abbiamo cercato di capire se fosse una diminuzione permanente o un conguaglio e abbiamo scoperto che effettivamente la Finanziaria ha stabilito un taglio alle pensioni di reversibilità Inpdap erogate prima del 1995. Ma il governo non aveva preso l’impegno di non toccare le pensioni per quest’anno? E doveva cominciare proprio dai più anziani, i cui bisogni aumentano nel tempo?».
Sì, doveva cominciare proprio da loro. Perché nel mirino della Finanziaria, o meglio dei commi 774, 775 e 776 del maxiemendamento, c’erano gli assegni erogati ai coniugi superstiti dei dipendenti pubblici che hanno lasciato il lavoro prima della riforma Dini del 1995. Le loro vedove sono oggi più vicine agli 80 che ai 70 anni, e vivono con una pensione di reversibilità che in molti casi sfiora il limite della povertà. E di quell’assegno, l’indennità integrativa speciale - la contingenza dei dipendenti pubblici -, che viene appunto colpita dal provvedimento, rappresenta una componente non trascurabile.
Ora, quell’indennità viene ridotta al 60% da una nuova, restrittiva interpretazione della legge, stabilita dalla Finanziaria con l’obiettivo - tanto fortemente voluto dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa e dal viceministro Visco - di contenere la spesa pubblica, spazzando via centinaia di sentenze di tutte le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti favorevoli ai coniugi superstiti.
Prima del 1995, infatti, la pensione veniva calcolata distinguendo fra stipendio base e contingenza (l’indennità integrativa speciale appunto): e la pensione di reversibilità era calcolata al 60% sulla retribuzione ma l’importo della contingenza rimaneva invariato. Dopo la riforma Dini, invece, paga base e contingenza sono state conglobate, e la pensione di reversibilità calcolata sul 60% di questo importo complessivo: il risultato è ovviamente una cifra inferiore. E per l’Inpdap, l’Istituto previdenziale dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, questa norma deve valere in tutti i casi di reversibilità, anche se la corrispondente pensione diretta è stata liquidata - cioè il dipendente è effettivamente andato in pensione - prima dell’entrata in vigore della legge, o se il titolare è morto dopo. Quindi, per il coniuge superstite l’indennità integrativa speciale viene ridotta al 60 per cento. Una norma sulla cui legittimità sono subito sorti dei dubbi, anche grazie al passaparola di sindacati di base e associazioni di pensionati.
Molte vedove di pensionati, divenute tali dopo il 1995, hanno quindi fatto ricorso alla Corte dei conti, competente in questa materia, chiedendo che l’indennità integrativa speciale venisse liquidata nella misura del cento per cento. E su questo hanno collezionato pareri favorevoli della Corte dei conti, compresa una sentenza a sezioni riunite del 17 aprile 2002: si attendeva però un nuovo pronunciamento del parlamento. Che è arrivato, ma va in senso opposto a quello auspicato dagli interessati: la liquidazione dell’indennità integrativa speciale nella misura intera, sia pure limitatamente alle pensioni definite sino al 31 dicembre 1994 e alle relative pensioni di reversibilità, non è più possibile. Impossibile fare un conto esatto di quanto viene decurtato dalla riliquidazione delle pensioni delle vedove, che pure avevano visto le loro richieste riconosciute dalla sentenza, ma, secondo un calcolo realistico, si tratta di circa il 10 -12% dell’assegno mensile.
Laura Verlicchi
Un comunista (ex, post, vetero, diossino....tanto sono tutti uguali), non ammetterà mai che ha torto su qualcosa. O che le sue idee politiche o i suoi leader possano essere fallaci. Passano i decenni, ma la loro forma mentis è immarcescibile, frutto di un lavorio quasi secolare. Sanno di mentire, ma non ti diranno mai "Hai ragione". E soprattutto, quando non sapranno cosa rispondere, cambieranno discorso attaccandoti su discorsi e fatti che non c'entrano niente con l'argomento in questione.
Le belle, i balli e le balle.
L’ha scritto L'espresso. E lei ha smentito. L'ha detto il direttore del Tg5. E lei ha smentito. Poi l'hanno confermato tanti vip, compresa Simona Ventura che su questi argomenti la sa lunga. E lei ha smentito, smentito e ancora smentito. Anzi, ha smentito e ha pure espresso «profondo rammarico». Adesso arriva la foto che è la prova: la Melandri è stata davvero ospite di Flavio Briatore in Kenia. E lei? Tace. Forse ha finito di (s)mentire. O forse, senza s davanti, continuerà. Per il momento, per la verità, non c'è bisogno di molte parole. Basta l'immagine. Guardate: il ministro balla come un figurino. Forse non sa ancora che sta facendo una figuraccia. Malindi evidentemente non porta bene ai volti giovani della politica italiana: da Martelli a Melandri c'è sempre qualcosa che va in fumo. In questo caso non è spinello, ma è spinoso: nelle istantanee risulta evidente che la diessina è scatenata: sembra una trottola. E invece sarà solo una frottola.
Sia chiaro, s'intende: dove passi il Capodanno la Melandri potrebbe rientrare nel capitolo quinto dell'ultimo volume dell'enciclopedia «Chissenefrega ». Per altro troviamo che non ci sia nulla di male a festeggiare nella villa di Briatore. Anzi, ne approfittiamo: caso mai Flavio ci volesse invitare siamo pure disponibili ad affrontare le spese del viaggio. Si capisce: il Kenia non è proprio dietro l'angolo, mane vale la pena. E poi, a giudicare da questi scatti, ci si diverte pure moltissimo. Magari non è chic, ecco. Si capisce: un party nella villa del re del Billionaire non è come un cineforum con Veltroni e Nanni Moretti. Magari è meno palloso. Di sicuro, però, meno intellettuale. Forse la Melandri vuol far crederci che passa tutto il suo tempo libero ai convegni culturali con Alberto Asor Rosa o alle isole Filicudi a dibattere del futuro del Paese con Ilvo Diamanti e Pietro Citati. O, al massimo, sulla spiaggia di Capalbio ma solo perché sotto l'ombrellone c'è la possibilità di far due chiacchiere con Umberto Eco. «Vai a ballare stasera? ». «Oh no, caro non posso: mi aspetta quel seminario su Adorno e Marcuse nel pensiero contemporaneo». «Che peccato non posso venire: devo leggere l'ultimo saggio su Leibniz e Baruch Spinosa».
A dire la verità a noi la Melandri sta più simpatica così, con il kaffettano bianco che danza e danza a costo di pestarsi i piedi da sola. Che male c'è?Ha o non ha competenza anche sulle politiche giovanili? E allora? Non può forse concedersi una botta di gioventù? E che imbarazzo ci sarà mai a frequentare una volta casa Briatore per una che frequenta regolarmente vertici con Mastella e Pecoraro Scanio? Com'è possibile che un party in Kenia con Galliani e la Ventura imbarazzi più che una maggioranza in Italia con Luxuria e Caruso? Se non altro, poi, il party il giorno di Capodanno è finito. La maggioranza, purtroppo, ancora no. Suvvia, cara Melandri, lei lo sa: un po' di disco dance non ha mai danneggiato nessuno. Quello che danneggia sono le menzogne. Perché allora ha continuato a negare oltre ogni evidenza e ogni testimonianza? Intanto tutto ciò è piuttosto scortese nei confronti dell'ospitale padrone di casa: non si sarà offeso a essere usato, ballato e rinnegato? E poi lei, oltre che ministro dello Sport (a proposito: anche l'arrampicata sugli specchi è tra le sue competenze?) è pure mamma: lo sa che a chi dice bugie gli si allunga il naso. E qualche volta si accorcia la carriera. Avete presente Clinton? Il caso Lewinski, al di là del coté pruriginoso e di quel che accadde nella Stanza Orale, nacque proprio perché lui aveva mentito. Ma sì, aveva detto una bugia.
Ricordate il comunicato ufficiale? «Il presidente smentisce categoricamente di avere avuto una relazione con la signorina». Né più né meno come la lettera del ministro a L'espresso. «Esprimo il mio più profondo rammarico...». Sia chiaro: Clinton forse aveva ragione di vergognarsi, la Melandri no. Ma questa, paradossalmente, è un’aggravante: perché mentire, se non c'è nulla da nascondere? Per il gusto di mentire?E se un personaggio pubblico mente su questioni irrilevanti, chi ci garantisce che non lo farà anche in altre occasioni più importanti? In queste ore la diessina è impegnata a presentare le misure contro la violenza negli stadi. Compare in tv, tailleur grigio e faccia di circostanza. Non è stato facile per lei il compito da quando è su quella poltrona: prima Calciopoli, ora la guerriglia. Non è che porta un po' sfortuna? Sarà un caso, ma tutte le volte che scrivo diessina, il correttore automatico del computer trasforma la parola in diossina. Staremo a vedere, se ci sarà qualcosa da vedere. Perché se fossimo all'estero aver mentito così spudoratamente, anche su un piccolo dettaglio sarebbe stato sufficiente per far traballare la poltrona del ministero. Altro che festa a Malindi, la festa l'avrebbero fatta a lei. Perché di solito quello che fa male ai politici non sono i balli. Piuttosto, le balle.
Mario Giordano
Facciamo un pò di Gossip, signora Ministra?

Le bugie hanno le gambe corte, anche se a pronunciarle è un autorevole ministro del Governo in carica. Sì, perchè dopo settimane di illazioni e smentite, la verità sulla presenza di Giovanna Melandri nella villa di Flavio Briatore in Kenya è finalmente venuta galla: non solo, conferma con dovizia di foto Chi, l'inquilina del Ministero dell Sport in quella casa, a Capodanno, ci andò, pare anche che si sia divertita parecchio. Semmai le istantanee del settimanale non bastassero a a mettere fine al feuilleton che da tempo anima le cronache gossipare, ci sarebbe anche dell'altro: la testimonianza di chi a quella serata fuori dai protocolli ministeriali ha partecipato: Simona Ventura. La showgirl, in un'intervista allo stesso settimanale Chi, conferma la permanenza del ministro a casa Briatore e si permette anche di commentare: "Non capisco perché Giovanna Melandri non voglia dire di essere stata ospite di Flavio a Malindi. A parlare per primo della presenza di Giovanna Melandri nella villa del manager Renault era stato il settimanale l'Espresso, che raccontava anche come il ministro, si trovasse in Kenya per vedere, in vista di un acquisto, la bellissima casa del cantautore Roberto Vecchioni e di sua moglie Daria Colombo. La notizia, che aveva immediatamente animato le discussioni in Transatlantico, era stata smentita immediatamente dalla protagonista: "Non ho mai soggiornato nella villa di Flavio Briatore a Malindi", aveva detto la Melandri, spiegando che il motivo del suo soggiorno in quel paese era animato da ben più nobili scopi ovvero l'attenzione verso i bambini sieropositivi. Sempre che qualcuno l'avesse mai bevuta, era stato poi il direttore del Tg5 Carlo Rossella a riaprire il caso. Con nonchalance, chiedendosi anche perchè mai la ministra se la fosse presa tanto, Rossella aveva raccontato ai microfoni di Chi di aver incontrato lui stesso la Melandri in casa Briatore, a Malindi. Nessun effetto: neppure in presenza di una così autorevole testimonianza, il ministro aveva desistito: lei in quella villa non ci andò e basta. Povera Melandri, anche se nel suo ordine del giorno svettano problemi ben più seri, le foto, stavolta, non consentono repliche. (Da Tg Com)
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha voluto riunire il vertice dell’Unione sulla politica estera prima di partire per l’India, ma questa scelta non sembra essere stata particolarmente apprezzata dai suoi alleati. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha spiegato di essere stato “convocato”, ed è arrivato con un’ora di ritardo. Il Guardasigilli Clemente Mastella non l’ha aspettato, dice, a causa di un’influenza, e se ne è andato a casa facendo sibillinamente gli auguri per le votazioni al Senato. Il vicepremier Francesco Rutelli, che invece dall’influenza è appena guarito, se ne è andato prima per un impegno televisivo, ma ha assicurato la stesura di una dichiarazione comune alla fine del vertice, ancora in corso mentre scriviamo. La sinistra antagonista, che non voleva essere messa sul banco degli imputati per la sua dissidenza sulla base americana di Vicenza aveva chiesto che il vertice discutesse “di tutto”, ma non ha ottenuto ciò che voleva. In questo andirivieni di ministri la dichiarazione di Romano Prodi, “siamo una squadra che vince se ci passiamo la palla” è apparsa un po’ surreale. Quando poi si è vantato, riferendosi alla politica estera, di aver “cambiato passo a testa alta” è sembrato più un istruttore di ginnastica che un premier. Il fatto è che una svogliata riunione di esponenti della maggioranza può servire a Prodi per sostenere che c’è accordo sulla “continuità discontinua” della nostra politica estera, ma non risolve nessun problema, né quello dell’irritazione americana (ribadita dal portavoce del Dipartimento di stato che ha dichiarato che la lettera firmata dall’ambasciatore Spogli è “pienamente in linea” con ciò che hanno affermato sull’Afghanistan il presidente George W. Bush, il segretario di stato Condoleezza Rice e il capo del Pentagono Robert Gates), né quello della dissidenza a sinistra. Tra dieci giorni si terrà la manifestazione indetta da tre partiti della maggioranza per protestare contro la decisione di Prodi su Vicenza. Un mese dopo si voterà in Parlamento sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. E’ lì che si vedrà quanto contano le frasi contorte dei comunicati su una politica estera che non c’è. Il Foglio
Qualche tempo fa il pacchetto Pisanu era troppo severo. Ora: contr'ordine compagni trinariciuti, il pacchetto Pisanu deve essere inasprito.
Iniziativa senza precedenti: 6 ambasciatori perplessi chiedono al nostro Governo, con una lettera su Repubblica, se è capace di mantere gli impegni presi. Baffino se la prende. Gli Usa ribattono. Facciamo una figuraccia plaletaria. Ma con Prodi non dovevamo contare di più in politica estera? Forse per i rapporti privilegiati con l'antisemita Iran? O con gli amici terroristi di Diliberto?
Ora ci mancava pure Pippo Baudo...diventerà il nuovo eroe della sinistra?
"Oggi è davvero improbo commentare ciò che è successo ieri in Senato. Sono così scosso...cioè non riesco a capire...Eppure ero certo che questo fosse un Governo serio, di persone responsabili, che in politica estera non avrebbero mostrato cedimenti di sorta. E invece, eccoci...ostaggio di beceri post-comunisti. Avevo molta fiducia in Prodi...sono deluso. Prima mi rovinano il lavoro...poi pure questo. Non ne posso più...tutto ciò non ha senso!" E questo era il governo amico, serio, trasparente e coerente? Mi crolla il mondo addosso.
Messaggio del mio barbiere sul suo blog, stamani. Poco dopo si è suicidato. Con un paio di forbici. L'hanno trovato riverso sulla poltrona da lavoro, nel suo locale. A terra, vicino al corpo esanime, in un lago di sangue, una copia dell'Unità e un quadretto, con il vetro ridotto in mille pezzi, di Prodi (l'autografo del premier sembra originale). Una prece per il poveretto che non ha retto al colpo. Bisogna rispettare il suo dolore.
Amen
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