Mentre a Napoli i fuochi fatui bassoliniani dell'immondizia stanno sostituendo i petardi (non si morirà più per le esplosioni piriche ma per le esalazioni velenose), il "nostro" fantastico e incredibile premier si spara una bella canna. E vede un mondo che non c'è.
Riportatelo alla realtà
Mario Giordano
Per favore riportate Prodi sulla Terra. Evidentemente deve avere perso contatto con la realtà. Quello che ha descritto nella sua conferenza di fine anno è un mondo fantastico, degno più di Walt Disney che di uno statista. Ma l’avete sentito? C’è l’Italia che cammina, le emergenze ormai finite, le famiglie aiutate, la politica moralizzata, la criminalità sconfitta. Mancano solo Pippo, Pluto e Paperoga e poi il fumetto è completo. Poffarbacco, che volete di più?
Viviamo nel migliore dei mondi possibili, probabilmente. Peccato che nessuno, tranne Prodi, se ne sia accorto. E quel 70 per cento di italiani che si dichiarano insoddisfatti? E i pensionati che si lamentano per la tredicesima tagliata? E le famiglie che hanno ridotto persino le spese per il Natale? Sbagliano: non usano abbastanza fantasia. Invece dovrebbero approfittarne, almeno finché Visco non tasserà pure quella. Se lo facessero vedrebbero all’improvviso aprirsi scenari fantastici. Prodi Pan e l’isola che non c’è, per esempio: non è un film perfetto? Per la parte di capitan Uncino, poi, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Il premier, del resto, l’aveva detto che voleva prendere il volo. L’ha fatto. Sul serio. Ha tagliato i fili dalla Terra, e ora come una mongolfiera impazzita vaga per l’iperuranio: non sente più la forza della gravità e nemmeno la gravità della situazione. Di lassù si vede tutto perfetto: i conti pubblici migliorano, i salari crescono, i treni arrivano puntuali, Rita Levi Montalcini ha vent’anni e Dida è un ottimo portiere. Serve altro?
Forse sì, servirebbe un premier con i piedi per terra, se non chiediamo troppo. Perché qui i casi sono due: o fa entrare nel mondo dei fumetti anche noi, o scende di nuovo fra i comuni mortali. Perché, come tutti sanno, nessun problema si può risolvere con la rimozione. A meno che non sia la rimozione del medesimo Prodi, che dopo averci dilettato con la conferenza di fine d’anno potrebbe fare un passo avanti, finalmente con un po’ di realismo. Potrebbe fare la conferenza di fine danno.
Prodi afferma di non capire Dini. 58 milioni di italiani sono certi di non capire Prodi.
SPERIAMO BENE...
Al lupo, al lupo. «Tutti l’abbiamo studiato da bambini», si vanta Romano Prodi soffrendo l’«inquietudine» che «da diciotto mesi» lo tiene sulla graticola. Da studioso di favole, racconta la sua: «Problemi ci sono, ma siamo stanchi di questi continui gridi che fanno molto male mica a me, bensì alla democrazia italiana», continua riferendosi al grande nemico Berlusconi e alle sue «spallate». Il premier è coriaceo come una testuggine: «Io intanto duro, in me prevale la speranza, andiamo avanti e stringiamo sempre più i bulloni del funzionamento del governo con una strategia precisa. Poi quel che sarà sarà... ».
Già, la verifica di gennaio sarà quel che sarà. Ma intanto il re è nudo e finge di non saperlo, nonostante il manipolo di voti che lo regge in Senato tiri ancora via i veli. Altro che «al lupo, al lupo»: Lamberto Dini recapita il suo cadeau natalizio al premier senza tanti fiocchetti. A proposito delle speranze di sopravvivenza prodiane, legate a concessioni «popolari», l’ex premier dice che si tratta «solo di annunci». Requisitoria inclemente: «Mi pare che siano mosse disperate - dice Dini -; il governo oggi raccoglie soltanto il 25 per cento dei consensi. Al Senato i numeri non ci sono, e quindi la coalizione non ha una maggioranza. È oggi una minoranza: il governo non ha i numeri per governare».
C’è poco da obiettare, la matematica non è opinabile. Anche agli attacchi a Berlusconi, Dini non concede nulla al presidente del Consiglio: «Sono dichiarazioni di una persona che pensa che soltanto lui possa guidare il Paese e questa mi sembra una pretesa assurda. L’opposizione fa il suo lavoro e il governo faccia il proprio. Il proprio, per il momento, è solo una perdita di consensi». Il benservito arriva a Finanziaria approvata nonostante i tanti punti critici rilevati dai diniani. E con il premier pronto a promettere incrementi salariali e redistribuitivi, nonostante il parere negativo del ministro dell’Economia: «Ma ci dica piuttosto dove va a prendere i soldi: mi pare che l’intenzione sia quella di dare una mano e riprendere con l’altra», lamenta Dini pensando a un governo istituzionale.
Prospettiva che sembra probabile, nonostante si sia ancora alle prime scaramucce del mese cruciale per le sorti di Palazzo Chigi. Il governo spera nella sponda di Casini e il ministro Chiti lo alletta purché lasci perdere le chimere di un esecutivo istituzionale, perché «Prodi è l’unica garanzia per le riforme». Il capo dei deputati del Pd, Soro, arriva invece a chiedere le dimissioni di Dini, eletto «per conto di uno schieramento nel quale non si riconosce più» e del quale «è una delle cause di difficoltà». Anche Mastella difende a muso duro il governo: «Non c’è spazio per le furbate: o resta in piedi o si va subito al voto». Niente governo di larghe intese o istituzionale, «nessuno pensi di prendere il posto di Prodi». Al premier restano ancorati anche socialisti e dipietristi: «Il cambio di casacca è una semplice vicenda di malcostume personale», insinua il capogruppo dell’Italia dei valori, Donadi. Il comunista Diliberto vuole «Prodi per cinque anni» e minaccia «elezioni anticipate se Dini e i suoi decidono di cambiare schieramento». Solo il senatore del Pd Polito è cauto, perché «se Dini dice che non c’è maggioranza bisogna credergli visto che è lui la maggioranza». «Invece di insolentirlo - aggiunge - ascoltiamo le sue ragioni». Tutte favole di fine anno, in definitiva. Cui manca ancora il lieto fine.
DAL GIORNALE DI OGGI
BUON NATALE
Lascio da parte tutte le polemiche politiche per qualche ora. E vi lascio questo messaggio che mi ha inviato un caro amico. Lo dedico a tutti voi. Buon Natale.
Aspetta il Natale, non per fare i regali, ma per vedere la gioia negli occhi di chi li riceverà.
Pensa alle feste natalizie come ad un'opportunità per cominciare ad essere migliore. Non come ad una breve parentesi.
Cerca di condurre una vita seria, onesta e responsabile. Non c'è miglior lascito per il futuro. Ma non dimenticarti di sorridere e divertirti.
Ama la tua famiglia e lotta per essa.
Non farti abbattere dalla vita, ma abbracciala e fatti attraversare da essa in ogni tua fibra
Seleziona gli amici. Sii esigente. Perché spesso i più grandi tradimenti arrivano da loro. E quando meno te lo aspetti.
Per gli amici veri, provati dal ferro e dal fuoco, dai pure la vita. E' una bella morte.
Se trovi l'amore, non farlo cadere alla prima folata di vento. Ma piano piano costruisci una casa solida, di mattoni e cemento armato. E soprattutto piena di calore e intimità.
Pensa ai tuoi figli come al futuro dell'umanità.
Rispetta gli anziani. Sono spesso saggezza ed esperienza.
Prendi la vecchiaia come un'opportunità, e non come una condanna.
Non fare mai del male, perché prima o poi ti tornerà indietro.
Lascia perdere l'odio, perché consuma l'anima senza lasciare spazio ad altro.
Ma non dimenticarti di combattere per il bene dei tuoi cari e della comunità in cui vivi.
Comincia con il poco.
Ricordati che sei nato cristiano. E prima di giudicare il tuo Credo, cerca di conoscerlo meglio. Scoprirai vette di ineguagliabile profondità.
Al resto, ai grandi ideali e valori, penseranno tanti come te.
Buon Natale (M.F. 2007)
Buon Natale e Felice 2008?
Parlano tutti male dell'Italia. Siamo stati superati pure dalla Spagna. Due prestigiosi giornali usano un termine abbastanza brutto: decadenza. Governa il centro sinistra. Prodi ha fatto solo danni e lascerà macerie. Però abbiamo le ricariche telefoniche senza costo aggiuntivo. Quando si parlava male del Governo Berlusconi, mi sembra capitò una volta, apriti cielo. Prodi fu tra i primi a rigirare il coltello nella piaga. Ora, che viene pure massacrato da enti finanziari internazionali, risponde con "non disturbate il manovratore". Che emerita faccia di mortadella, per non dire di quella cosa che piace tanto a Luttazzi. E voi, miei cari, sinistri, così sensibili al fascino dei mass media stranieri, quando governano gli altri, cosa rispondete in proposito? E' Natale e siamo tutti più buoni?
La gente è stufa
(Ansa) - La signora Flavia tira fuori le unghie e difende il marito. Curioso episodio in piazza Colonna pochi minuti fa: protagoniste la mite moglie del premier e una grintosa signora, evidentemente poco soddisfatta dell’azione del governo. Romano Prodi e la moglie stanno tornando a piedi a Palazzo Chigi dopo aver assistito al concerto di Natale nella chiesa di San Marcello in via del Corso.
Arrivati in piazza Colonna, al seguito scorta cameramen e giornalisti, un’anziana e vispa signora, capelli biondi e pelliccia, apostrofa duramente il presidente del Consiglio: ’Cosa ci stai a fare ancora? Perche’ vai ancora in giro? Devi andare a casa!’.
Prodi e la moglie continuano a camminare, quando la signora Flavia ha uno scatto: lascia il braccio del marito, inforca gli occhiali, fa inversione a U e si avvicina decisa alla contestatrice, chiedendo spiegazioni. Il tutto sotto lo sguardo sorpreso del premier, piuttosto interdetto di fronte a una situazione decisamente insolita. Un attimo di tensione, la bionda anti-Prodi non vuole rispondere alle richieste di spiegazione della signora Flavia, che appoggia una mano sul braccio della rivale, come per trattenerla.
A quel punto la reazione: ’Non mi tocchi, siamo in democrazia e io dico quello che mi pare. Suo marito ci sta rovinando e deve andare a casa!’. La signora Flavia a quel punto decide che puo’ bastare e si riavvicina al marito. Che la accoglie sorridendo bonario, non senza manifestare una certa ilarita’ per la grinta improvvisa della moglie. I due si riprendono a braccetto e tornano a Palazzo Chigi.
Ritirato stipendio. 180 euro in meno nella tredicesima. Grazie Prodi e Grazie Tps, i cani randagi prossimi venturi della nostra vita politica. Vi posso gentilmente mandare a quel Paese? Ci sta tanta gente...
Se i democratici avessero una parvenza di cervello, si iscriverebbero tutti al partito delle libertà.
Questa citazione non è opera mia ma di Ann Coulter (If Democrats Had Any Brains, They'd Be Republicans). Ho usato il metodo del coprofago e pornomane. Quello che secondo i suoi estimatori farebbe satira. Ecco il metodo: prendere una frase ad effetto di comici o anchorman o giornalistsi Usa, tradurla quasi letteralmente, ed adattarla alla realtà italiana. Ci ho lavorato un anno e mezzo. Sapeste che fatica...Uff!
Tutti dicono, in questi giorni, nessuno tocchi Caino.
Va bene lo so, a Natale ci si sente tutti più buoni. Frase stupida. Io ci rifletto su e mi dico, bè, chiaro, credo che siano davvero in pochi a pensare in modo positivo alla pena capitale. Poi, mi soffermo su una parola, che nessuno mai pronuncia. E su una frase che fa il verso alla prima. Nessuno tocchi Abele. Ecco, nessuno pare pensare a tutti i disgraziati che sono stati uccisi senza motivo, a come poter stare vicini alle loro famiglie, ai loro cari che li piangono. Anche economicamente, visto che spesso i famigliari delle vittime innocenti restano senza arte ne parte. Ecco, in questo mondo di falsi moralisti ed ipocriti, di Abele ci si dimentica semplicemente. Meglio non parlarne.Volete mettere la lotta contro la condanna a morte di pedofili, assassini, mafiosi, rispetto al raccontare e narrare il dolore di chi ha perso un marito o una moglie esemplare, dei figli. Che magari non hanno avuto altra colpa se non quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato? Gli assassini esistono, poverini. Di loro ci occupiamo, li vezzeggiamo, non facciamo mancare notorietà e spesso anche soldi. Gli assassinati meritano appena due righe in qualche necrologio. E che i parenti non stiamo a rompere l'anima con le loro lagne, soprattutto quando chiedono giustizia!
Quel leghista è proprio un cog....e.
"Povero" (bè, proprio povero non è), Chavez. Non può diventare dittatore a vita di una repubblica socialista (e ii nome dice tutto). Per ora. Sconforto fra i suoi sinistri ammiratori italiani (che sono tanti).