DI PIETRO....
Ho quasi sempre diffidato di Di Pietro. Ricordo che all'inizio mi sembrava un eroe. Durò pochissimo. Poi mi urtò il suo parlare come un somaro pur sfoggiando una laurea (nutro molti dubbi in proposito) e soprattutto il suo protagonismo. Non ero ancora un tifoso del centro destra, ma solo un osservatore. Con gli anni ho approfondito i lati oscuri del Tonino manettario. Quando maneggiava con i socialisti della Milano da bere che poi avrebbe inquisito; quando minacciava gli imputati oltre il consentito, quando arrestò tanti innocenti (per l'orgasmo di gente come Travaglio) che poi furono scarcerati perchè, appunto innocenti. Quando si trovo in strane situazioni con soldi restituiti in scatole da scarpe, prestiti misteriosi, violente minacce a Berlusconi. Intanto, la vita di emeriti sconosciuti era stata rovinata da un uomo che cercava solo una scorciatoia per diventare uno di quelli che inquisiva. Un politico. E neanche dei migliori. Così non mi sono stupido quando, alle accuse di Berlusconi ("mi fa orrore un Pd con Di Pietro"), accuse che negli anni ha sempre ripetuto uguali a se stesse (quindi da questo punto di vista il leader del Pdl è coerente) Di Pietro ha risposto: "Ha paura di perdere". Ecco, non trovo il nesso. Ci provo ma proprio non ci riesco...
Segue questo interessante articolo del Giornale di oggi.
Luca Rocca - Non sono pochi i seguaci di Antonio Di Pietro su cui pendono inchieste, richieste di condanne, sentenze avverse e tante, troppe, ombre. Lo stesso «Tonino nazionale» è indagato dalla Procura di Roma - con la tesoriera del partito, l’onorevole Silvana Mura - per truffa aggravata, appropriazione indebita e falso in un procedimento che cerca di fare luce sulla gestione delle risorse finanziare dell’Italia dei Valori. L’ex Pm è «sotto processo» anche all’ordine degli avvocati di Bergamo perché quando lasciò la magistratura per fare il legale, prima difese il suo miglior amico accusato della morte della moglie a Montenero di Bisaccia, eppoi si costituì parte civile nello stesso procedimento. Tradendo due volte: l’amico e il cliente.
BROGLI ELETTORALI
Tra gli uomini più vicini a Di Pietro nei guai c’è Paride Martella, esponente dell’Idv e consulente personale al ministero: arrestato nell’inchiesta sulla società «Acqualatina» che gestisce il servizio idrico nella provincia pontina. Al secondo nome si arriva tramite un vecchio compagno di strada dell’ex Pm, fuoriuscito polemicamente, Elio Veltri. A Radio Radicale Veltri ha raccontato un episodio definito «sconcertante»: «Quando Di Pietro venne ad Amantea fece uno o due comizi con il sindaco che allora era inquisito per concussione e che, mi pare, fu pure arrestato. E ora che è consigliere regionale è indagato per associazione mafiosa». Il sindaco è Franco La Rupa. Va detto che non è mai finito dentro, ma nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell’utilizzo di fondi della legge 488, mentre l’estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell’operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm s’è battuto per l’arresto, il gip si è opposto. Tre mesi fa hanno nuovamente contestato l’associazione mafiosa a La Rupa nell’inchiesta «Nepetia» per collusioni con la ’ndrangheta perché ai tempi in cui da sindaco di Amantea saliva sul palco con Di Pietro, La Rupa avrebbe favorito la cosca Gentile. In Liguria due consiglieri su tre hanno avuto problemi giudiziari e quando s’è trattato di svolgere il congresso provinciale, le fazioni in lotta se le sono date di santa ragione. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’Idv di Genova, lo hanno ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Quanto a Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme, Di Pietro si è scagliato contro l’ipocrisia della legge e nonostante fosse «iscritta» l’ha candidata alle comunali. Dopo il voto venne prosciolta.
CORRUZIONE AGGRAVATA
Per corruzione aggravata è entrato in carcere il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie. E che dire di Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Il filone è quello dello smaltimento dei rifiuti che secondo gli inquirenti era totalmente controllato dai boss Virga e Santapaola. Tre anni dopo beccò 10 mesi di reclusione per infrazioni di carattere amministrativo sul funzionamento di due discariche. Sette anni dopo, fuori dall’Idv, Buscaino corse con la Margherita ma inciampò in un’altra storia di mafia a appalti.
PERCENTUALI SULLE PAGHE
Così Fabio Giambrone, coordinatore siciliano del partito dell’Idv, pretese il ritiro della candidatura dell’ex collega di partito: ma di fronte alla conferma della fiducia a Buscaino da parte dell’Ulivo, l’Idv non protestò più di tanto. Tra i dipietristi c’è anche chi è accusato di aver preteso dai propri collaboratori una percentuale delle loro retribuzioni. È il caso di Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute. Feraudo è stato contestato perché, come componente della commissione regionale antimafia, ha espresso solidarietà a Pietro Giamborino, inquisito nell’operazione antimafia «Rima». A Foggia, invece, l'ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione. Un altro ex assessore dell’Idv, questa volta a Pescara, e rimasto coinvolto nell’inchiesta «Green Connection» sulla gestione del verde pubblico: è Rudy D'Amico, accusato di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, tentata turbativa d’asta e tentata corruzione. E ancora. Vincenzo Iannuzzi, ex sindaco di Lungro (Cosenza), condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Catanzaro qualche anno dopo: Di Pietro l’ha premiato candidandolo al Senato.
MAFIA E ’NDRANGHETA
Stando ai boatos, prossimo transfuga dall’Udeur all’Idv è Ennio Giuseppe Morrone, che sul sito dell’Italia dei Valori veniva trattato così: «Dal 3-9-03 è indagato dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta sulla penetrazione della 'ndrangheta nei lavori della Salerno-Reggio Calabria (...)». Tra i candidati a palazzo Madama, Di Pietro ha puntato su Giuseppe Soriero a cui il foglio calabrese «Il Dibattito» ha dedicato spazio per l’imbarazzata testimonianza al processo di Palmi sulle infiltrazioni mafiose al porto di Gioia Tauro. L’importante esponente Idv si sarebbe rifiutato di fare il nome del mafioso suggeritogli da un imprenditore per evitare ritorsioni.
DOUBLE FACE SULLA P2
L’avvocato europarlamentare Udeur, dato in transito per l’Idv, Armando Veneto, ha smentito seccamente il passaggio in curiosa coincidenza con le reminiscenze dell’ex coordinatore Idv di Catanzaro, Franco Romano, che a Radio Radicale ha ricordato la sua orazione funebre alle esequie del boss Piromalli, orazione ripresa da Marco Pannella per attaccare Di Pietro. E se l’Idv, ufficialmente afferma di «ripudiare la P2 e similari associazioni che tendono a sostituire il potere legale con un potere senza consenso democratico», proprio nell’Idv si materializza un ex piduista. È Pino Aleffi, tessera 762 della loggia di Licio Gelli, candidato in Sardegna. C’è poi Giuseppe Astore, deputato e coordinatore regionale in Molise, coinvolto nel 1989 nell’inchiesta sull’Erim (Ente risorse idriche molisane) poi uscito dal processo.
COME LADY MASTELLA
Per l’ex tesoriere dell’Udeur passato con l’Idv, Tancredi Cimmino, nel 1998 fu chiesto prima il suo arresto e poi il rinvio a giudizio per associazione camorristica, falso e peculato per appoggi elettorali del boss Carmine Alfieri. L’arresto fu negato, poi prosciolto. Aldo Michele Radice, portavoce Idv in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, è invece alla sbarra dal 2006. Il Pm ha chiesto 9 mesi per una storia simile a quella di lady Mastella: la raccomandazione di un manager sanitario. Poco prima della presentazione delle liste 2006, Di Pietro fu costretto a rinunciare alla candidatura di Alberto Soldini, contestato presidente della Sambenedettese calcio: gli ultrà gli tirarono addosso pietre e sputi. La black list continua con Sergio Scicchitano, avvocato personale dell’ex Pm, e dal 20 luglio 2006 membro del Cda dell’Anas con Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Candidato nel 2001 al Senato e capolista, nel 2005, alle regionali del Lazio, Scicchitano è il liquidatore giudiziale della Federconsorzi, il cui crac coinvolse 15mila risparmiatori. Sul sito di Tonino i fan accusano Scicchitano di non aver eseguito, in almeno due casi, sentenze passate in giudicato che risarcivano in parte i piccoli risparmiatori. A dirla tutta, nel 2002, Scicchitano viene anche nominato dal comune di Roma delegato per la tutela dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non la prende bene: «La nomina di Scicchitano è illegale, rappresenta il pagamento di un debito politico da parte di Veltroni all’Idv per il suo appoggio politico». Voto di scambio, per dirla coi Pm di Napoli.
Ops..mi sa che anche Veltroni è stato colpito dalla maledizione di Prodi...tutti contro tutti....
Quo usque tandem abutere, Bassolino, patientia nostra?
Mentre la giunta regionale campana sta cadendo a pezzi (è di oggi la firma del decreto governativo da parte di Prodi, che sospende la moglie di Mastella e altri consiglieri ed assessori tutti Udeur..vendetta?), l'ineffabile faccia di bronzo, il re dell'immondizia resta attaccato alla sua preziosa poltrona. Che schifo! E Veltroni continua a tacere...
"Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana"
citazione dal settimanale "Famiglia Cristiana"
P.S.: per chi conosce i mass media cattolici, famiglia cristiana appartiene purtroppo al versante catto-com o prog. Immaginate quindi la mia sorpresa di questa netta stroncatura del Pd...
Il falso risanamento di Prodi sta costando caro a tutti gli italiani
di Giovanni Formicola

È davvero irritante sentire il presidente del PD – in compagnia cantante di qualche attardato e tardo corifeo – dichiarare soddisfatto, sfoggiando il solito sorriso sdentato ed un po’ ebete, che il suo governo «lascia una bella eredità», perché «ha risanato i conti pubblici».
È irritante com’è irritante ogni menzogna sfacciata ed impudente. Con sicumera tipica dei mentitori di professione, si evocano pretesi «dati oggettivi», che anche uno studioso qualificato ed intellettualmente onesto come il professor Luca Ricolfi ha radicalmente messo in dubbio. Così come a suo tempo aveva riconosciuto con la stessa onestà l’esistenza del «buco» di bilancio lasciato in eredità dal centrosinistra edizione ’96-2001 al governo Berlusconi, e come aveva riconosciuto che questi aveva rispettato in larga parte il contratto con gl’italiani da lui solennemente sottoscritto. E tutti sanno che il prof. Ricolfi, oltre ad essere uno stimato analista dei processi sociali ed economici, è un uomo dichiaratamente di sinistra ed orgoglioso di esserlo. Il tanto vantato «risanamento» dei conti pubblici, anche per il citato accademico, è in realtà il risultato della furbesca combinazione di qualche volgare «trucco» contabile (sopravvalutazione del dato del deficit di partenza e contabilizzazione differita di uscite, che peseranno sul prossimo governo), con gli effetti virtuosi dell’ultima finanziaria del governo Berlusconi e di un’oggettiva congiuntura economica favorevole, mentre il ricupero dell’evasione è solo un gran bluff mediatico, mancando ogni seria verifica delle cifre sbandierate. Tanto che il peggior ministro dell’economia della storia ha dovuto ammettere che il famoso (rectius, famigerato) e sbandierato «tesoretto» in realtà non esiste.
Ma c’è qualcosa di più irritante della menzogna recitata con disinvoltura. È la celebrazione – ideologicamente perversa o semplicemente idiota, non si sa; ma secondo Voegelin l’homo ideologicus è inevitabilmente sia farabutto che stupido – della catastrofe. È come se – servata distantia – Hitler prima di congedarsi si fosse ascritto il merito di aver lasciato in eredità all’Europa, minacciata dalla temuta sovrappopolazione, il risanamento demografico. Infatti, il vantato «riequilibrio dei conti pubblici», seppure fosse reale, sarebbe stato ottenuto talmente contro quelli privati e delle famiglie da costituire un’autentica catastrofe, e non solo economica.
Con il pretesto del bilancio da riequilibrare, il governo, in odio alla classe produttiva, alla proprietà ed al profitto, ha agito – come lo stesso presidente del PD fece una decina d’anni fa «per entrare in Europa» – sul versante delle entrate, incrementandole mediante l’aumento della pressione e della vessazione (travestita da «lotta all’evasione», di cui per ragioni di spazio mi occuperò in un prossimo articolo) fiscali contro le famiglie, contro chi lavora e contro le imprese. Ma se le entrate aumentano non per effetto dell’aumento del reddito prodotto, ma in misura più che proporzionale a questo, allora, e va detto senza timori ed ossequi statalistici, questo è male. Un male che deprime risparmio, consumi, quindi la produzione, e cioè l’economia.
Ma, quel che è peggio, deprime e riduce anche e soprattutto la libertà. E non solo la naturale libertà di godere dei frutti del proprio lavoro, di spenderli o risparmiarli secondo il proprio autonomo giudizio. Non solo la libertà è minacciata perché l’aumento della pretesa fiscale rende eroico l’adempimento spontaneo, ed impone un’intensificazione di coazione e controlli da parte dell’apparato di polizia e sorveglianza fiscali. Quella che viene erosa è specialmente la base materiale della libertà, senza la quale essa è solo un’astrazione, una pura petizione di principio. Non posso dimenticare – sebbene non abbia alcuna intenzione di evocare scenari anacronistici – la nota frase di Trotzsky, secondo la quale dove alla proprietà privata è sostituita quella pubblica, al vecchio principio «chi non lavora non mangia», va sostituito il nuovo «chi non obbedisce non mangia».
E quindi ogni riduzione della proprietà e del diritto di disporne è una riduzione della libertà. Se la tassazione raggiunge il cinquanta, il sessanta per cento ed oltre di quanto prodotto, vuol dire che si lavora forzosamente per la collettività per sei mesi e più all’anno. E se la spesa pubblica raggiunge e supera il cinquanta per cento del reddito nazionale, vuol dire che la società è espropriata per una percentuale corrispondente delle sue risorse e della sua libertà. È questa la vera eredità del governo del professore.
È innegabile che è giusto e doveroso offrire alla collettività parte delle proprie ricchezze, del proprio tempo e della propria libertà. Ma se la pretesa fiscale raggiunge i livelli sopra indicati, e soprattutto è mal distribuita, allora la giustizia è violata, la libertà è limitata, l’economia crolla.
È questa la catastrofe di cui si vanta il presidente del PD.
E se pure fosse servita a «risanare i conti pubblici», sarebbe stata comunque un prezzo troppo alto da pagare.
Naturalmente, poiché le spese sono aumentate in misura almeno proporzionale all’incremento delle entrate, abbiamo avuto solo la catastrofe senza ombra di risanamento.
E lo dimostrano i dati relativi ai fondamentali dell’economia: il PIL, i consumi, la produzione industriale, il risparmio sono tutti in calo. Solo l’inflazione è in aumento. E non poteva andare altrimenti. Non occorreva avere occhio troppo lungo e grande competenza economica per temere il peggio mentre venivano trionfalisticamente annunciati gli straordinari incrementi delle pubbliche entrate, che non dipendevano, come si è detto, dalla crescita del PIL.
Il danaro così ulteriormente «sottratto» a chi lo guadagna lecitamente, anziché sostenere il ciclo economico, è finito nel buco nero delle finanze pubbliche, risucchiato da sprechi e inefficienza. In questo modo esso non alimenta, non «fertilizza» il tessuto sociale, ma lo atrofizza. Ed anche quel poco che residua dalla spesa improduttiva e viene destinato alla redistribuzione – secondo una logica più da allevamento umano che da governo di una comunità di persone libere e responsabili, messe in condizione di provvedere da sé a sé stesse – genera inflazione. I prezzi, infatti, sono condizionati da tanti fattori, ma risultano anche dal quoziente del rapporto tra massa monetaria circolante e prodotti o servizi. L’aumento del numeratore (danaro circolante), senza che aumenti il denominatore (prodotti e servizi) di questo rapporto, cioè se il governo pretende di distribuire danaro sottraendolo all’economia reale senza che vi sia un corrispondente aumento di produzione o erogazione di servizi, comporta un ovvio aumento del quoziente, cioè dei prezzi.
Questo è il costo del (falso) «risanamento» di cui si vantano il presidente del PD ed i suoi seguaci. È un’eredità che purtroppo non consente beneficio d’inventario, e peserà non poco sul prossimo governo. Quanto sono costati agl’italiani quei ventiquattromila voti di differenza e l’ultimo colpo di coda del comunismo nazionale, sotto la bandiera del «tassa (perseguita) e spendi»! Siamo tutti più poveri, ma soprattutto meno liberi, neppure liberi di pagare o farci pagare come preferiamo…
P.S. Avevo già scritto queste righe, quando anche il commissario «amico» (del professore e della famiglia del socialismo europeo) Almunia ha dovuto riconoscere che l’economia italiana frena, anzi è ferma, e l’inflazione galoppa. Come volevasi dimostrare. Questa è l’eredità del presidente del PD. Tanto bella quanto è stato serio il suo governo.
L'ULTIMO REGALO DI VISCO...

Anche chi ha un pc (e magari nessun Televisore), deve pagare il canone Rai, che ormai è una vera e propria tassa di possesso. Il più iniquo dei balzelli italiani diventa ancora più schifoso. Io spero che nei prossimi anni la Rai sia cancellata completamente dalla vita italiana. Niente tv pubblica. Non ne abbiamo bisogno. E se dovesse restare, non si dovrà pagare alcun canone.
Spero che il centro destra ci pensi bene. Se in Rai su dieci giornalisti ne lavora uno, è grasso che cola. E sono quasi tutti comunisti.

P.S.: ai sinistri sembrerà una battaglia solitaria, stupida e inutile la mia. Ma ancora, mi chiedo: perchè Bassolino non si è ancora dimesso? E perchè Veltroni non dice niente in proposito?
AUTOIRONICI?

"Voglio portare l'Italia dalla C alla A"

Cosi parlò Veltroni. Domanda: Ma chi l'ha portata in serie C?
REQUIEM PER UN GOVERNO INFAME...
L'Italia non cresce. Prodi lascia un'eredità pesantissima al governo che verrà eletto il 13-14 aprile. Il Professore, nell'ultima previsione del suo esecutivo, stimava che che nel 2008 lo sviluppo economico del Belpaese sarebbe stato dell'1,5%. Ma ora è tutto da riscrivere.
Crescita ai minimi termini e prezzi sempre più caldi. La Commissione Ue dimezza le previsioni di crescita dell'Italia nel 2008, riducendole allo 0,7% dopo l'1,4% stimato a novembre, e calcola che l'inflazione sarà più alta della media europea: 2,7% in Italia contro il 2,6% in Eurolandia. Per crescita economica l'Italia nel 2008 sarà la peggiore nella zona euro: crescita ferma nel primo trimestre, lieve ripresa successivamente.Il programma di stabilità stimava per l'Italia una crescita dell'1,5%, decisamente più vicina alla media prevista in Eurolandia, dove Bruxelles vede un Pil all'1,8%. E pensare che anche la crescita della zona euro, più che doppia rispetto alla nostra, è stata ridotta dagli esperti di Bruxelles, che l'hanno portata dal precedente 2,2% all'attuale 1,8%. Rivista al ribasso anche la crescita del'Ue-27, che quest'anno sarà del 2% contro il 2,4% stimato lo scorso mese di novembre. E il commissario Almunia punta il dito contro l'Italia, sottolineando che la frenata della sua economia è particolarmente grave. E invita il nostro Paese a non guardare solo all'esigenza di mettere in ordine il deficit, ma anche all'abbattimento del debito e della spesa pubblica e all'incremento della produttività. "Nell'ultimo trimestre del 2007" ha spiegato in conferenza stampa Almunia commentando le ultime stime "in Italia c'è stato un fortissimo calo della produzione industriale. C'è poi la scarsa fiducia dei consumatori e degli imprenditori. La situazione continuerà ad avere un impatto negativo nel primo trimestre. Poi ci sarà un recupero graduale, ma davvero minimo, nei trimestri successivi, a meno che l'ambiente economico-finanziaro internazionale non torni a essere migliore".
Per il commissario Ue, dunque, la strada che l'Italia deve continuare a seguire "non è solo quella di mettere sotto controllo il deficit, ma anche quella di migliorare la qualità delle finanze pubbliche, abbattendo l'elevatissimo debito, e la qualità della spesa pubblica, oltre che incrementare la produttività che è fondamentale per crescere". (Da Tg Fin)
Che pena e che tristezza. Due poveri e miserabili accattoni ridotti con le pezze al culo e il cappello in mano a fare l'elemosina per vile denaro e potere. Si...ora ho capito cosa sono davvero i radicali italiani. Due cialtroni miserandi che tengono famiglia. Parole, parole, parole piene di niente. Niente di diverso dagli altri politici che attaccano e dai quali si dichiarano fieramente, con la bava alla bocca e la consueta intolleranza, diversi. Stanno bene dove stanno. Sono in buona compagnia.
E' scioccante..Con buona pace dei beoti e dei trinariciuti che difendono il dittatore e la sua infame cricca: http://www.cubalibera.org/

P.S.: i trinariciuti diranno che è tuttto falso, d'altronde un Minà d'accatto si trova sempre....
Ecco l'Italia che ci consegnano Prodi, Bassolino e Jervolino (che intanto non si dimettono). Ancora, giungono notizie di cadaveri inceneriti, sempre a Napoli e dintorni, con traffici di bare. Che schifo...
Bassolino è uno dei padri fondatori del Pd. Perchè Veltroni non dice niente in proposito?
"..Adesso basta!!! Adesso Basta per favore!"

Incredibile, Romano Prodi non se lo filano più neanche i suoi! Durante il suo intervento all'assemblea del Pd: chi parla, chi neanche lo ascolta, chi lo piglia per il culo...
Non caro Romano...devi avere pazienza. Non contì più nulla. E meno male che stavi facendo l'elogio della pazienza.
Adesso basta, per favore!
Visto poco fa su Striscia (qui il link)
L'assassino e dittatore Fidel (il cancro sta facendo il suo corso), leader del paradiso comunista cubano, si sarebbe dimesso. La novità è che il potere dovrebbe passare direttamente al fratello. Dunque, nella macelleria cubana, è nato un nuovo ed originale tipo di potere comunista. Il comunismo monarchico. 
Casini ha detto che non tutti sono in vendita.
Risposta del Berlusca: "E chi lo voleva comprare? Loro sono quelli che fra il 2001 e il 2006 non ci hanno lasciato realizzare pienamente il nostro programma"

Fiorello a Viva Radio2 ha affermato che bisognerebbe stracciare la scheda elettorale se in questi giorni a Napoli e dintorni non cambierà niente. Perchè (anche se i cosiddetti grandi giornali non ne parlano più), le cose in Campania sono cambiate poco o punto. Io avrei, modestamente, un altro consiglio da dare agli elettori: basta votare in massa contro il Pd e il suo rappresentante in Regione che si chiama Bassolino. Che intanto non si è ancora dimesso.
Romano delirium medium Prodens ha affermato ieri, che presto torneranno al Governo del Paese. Viste le ultime profezie andate a buca ("duro perchè faccio" e "resteremo 5 anni", oppure "risoveremo i problemi di Napoli in 24 ore") i delgati del Pd (di cui il pozzo di scienza è presidente), si sono toccati i cosiddetti...

CHE STUPORE SCOPRIRE, NELLA MACELLERIA DELLA CRONACA E DELLA STORIA…
Un nuovo “orgoglio cattolico”? Se ne sente parlare qua e là sui giornali. E di conseguenza prende vigore un nuovo anticlericalismo. Ma non c’è orgoglio. Semmai stupore e commozione. Guardiamo i santi che hanno toccato il cuore della nostra generazione: Karol Wojtyla, padre Pio, Madre Teresa, don Giussani, padre Kolbe, il cardinal Van Thuan, fratel Ettore.
Troviamo nel loro sguardo solo una sconfinata passione e compassione per tutti gli esseri umani. La Chiesa è questo. E’ strana. Vede tutto, pur avendo la luce negli occhi. O forse per questo.
L’Onu e tanti altri organismi denunciano i drammi del mondo, ma la Chiesa è già lì, silenziosa, a prendersi cura delle vittime. Solo la Chiesa c’è sempre a caricarsi sulle spalle i più infelici. E solo la Chiesa riesce a guardare in faccia tutto l’orrore del mondo (senza censurare niente).
In questi giorni un convegno delle Nazioni Unite ha rivelato che le mafie internazionali hanno impiantato un nuovo businnes che supera i 32 miliardi di dollari (quasi raggiunge quello della droga): è il commercio di esseri umani. Circa 27 milioni di schiavi, soprattutto donne e bambini, usati come oggetti di consumo non più solo nei paesi del Terzo Mondo: almeno 600 mila persone sarebbero vendute ogni anno in Europa. E quasi la metà viene schiavizzato sui marciapiedi delle nostre città. Alla luce del sole. C’è poi un commercio più sanguinario. Si può “ordinare” un rene o un fegato o un cuore o un occhio. Che viene “prelevato” nei paesi del terzo mondo, da un poveretto, talora provocando la morte del donatore-vittima (e resta il giallo dei bambini che spariscono a centinaia). Un rene viene rubato o pagato al massimo 2 mila dollari, mentre viene rivenduto a 40 mila.
E’ un orrore, gestito dalle mafie internazionali, dalle dimensioni spaventose. L’ha tradotto in numeri – a Vienna, in questi giorni – l’Unigift, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa del traffico mondiale di esseri umani. Si è scoperto che dei 66 mila trapianti di rene effettuati nel mondo l’anno scorso, circa il 10 per cento sarebbero illegali. Ma la cifra dovrebbe essere molto più alta perché in tanti paesi questo turpe mercato non è illegale. In Cina – secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità riferiti ieri da Avvenire – nel 2006 sarebbero stati effettuati 11 mila trapianti con organi espiantati da condannati a morte (8 mila trapianti di rene, 3 mila di fegato e 200 di cuore).
Queste finestre sull’orrore normalmente non vengono aperte. Non si vuol vedere, non si vuol sapere in che mondo viviamo. Meglio intontirsi facendosi abbacinare da ore di televisione dell’irrealtà. Del resto la geografia dell’orrore, col quale conviviamo spensieratamente, è molto più vasta.
Ci sono pure 850 milioni di persone che vivono al limite della sopravvivenza. E 30 mila esseri umani che ogni giorno muoiono di fame. Con i tantissimi bambini che muoiono nel Terzo Mondo per cause banali come la dissenteria e il morbillo che da noi si curano con pochi spiccioli. Negli ultimi 50 anni ammonterebbe a mezzo miliardo il totale degli creature umane morte per fame. In Corea del Nord, a causa del regime comunista, ne sono morti a milioni in pochi mesi senza che i mass media e i governi se ne curassero molto. Davanti al mare di vittime del comunismo, all’orrore di tirannie di questo genere (oggi comuniste o islamiche), dove i diritti umani vengono quotidianamente calpestati, le nostre classi dirigenti appaiono assolutamente impari. Balbettanti. Spesso cinicamente indifferenti o affaccendati in traffici commerciali. E gli intellettuali? Hegel spiegava che la storia è una macelleria. Prendeva atto. Spesso gli intellettuali hanno portato pure il loro contributo a ideologie macellaie. C’è infine nel mondo l’orrore rappresentato dai 50 milioni di aborti l’anno contabilizzati dall’Oms (negli ultimi 30 anni più di 1 miliardo di vite innocenti spazzate via). Un genocidio censurato di bimbi e di donne. Oltretutto in Cina si tratta di aborto obbligatorio che spesso viene accompagnato da inusitate violenze sulle mamme che si rifiutano. Ma non se ne parla. Si elude.
Marcel Proust nel Temps retrouvé notava: “Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio”. La tragedia resta incompresa. Neanche l’enormità dei numeri sembra essere colta. Perché – come diceva il cinico Stalin – dieci morti sono una tragedia, cento morti un orrore e un milione di morti solo una statistica. Del resto tutto è organizzato da noi per distrarre dall’orrore, per evitare lo sguardo della Medusa che potrebbe impietrirti.
Solo la Chiesa non distoglie lo sguardo e vede tutto. Solo la Chiesa c’è. Sempre. Dappertutto. Come può. Pietosa, eroica, inerme, spesso con poveri mezzi, ma con un amore senza confini. C’è da venti secoli, a chinarsi su tutte le miserie del mondo. L’unica luce nelle tenebre del mondo. C’è oggi in ognuno di questi inferni. Non come crocerossina della storia (non è un’agenzia umanitaria). Ma perché è il misterioso Corpo di Gesù nei secoli. E’ lui il Buon Samaritano che si china su quell’uomo riverso per terra, mezzo morto. E’ Gesù che lo soccorre, lo cura, se lo mette sulle spalle, lo porta al sicuro e paga per lui.
La tragedia più grande è proprio non accorgersi di questo Dio presente, misericordioso, che è venuto per noi. E questa cecità provoca la tragedia davvero universale, quella di chi soffre nell’anima, perché è la nostra condizione umana che è ammalata e derelitta in sé. Bisognosa dell’unico Medico che sa guarirla. Ma quello di cui tutti – anche laici, agnostici o atei – devono accorgersi è almeno lo spettacolo che, in tutto il mondo, i cristiani sono oggi “per gli uomini e per gli angeli”. Come fece, nelle tenebre del paganesimo nazista e della Seconda guerra mondiale, il grande scienziato esule Albert Einstein, che scrisse su “Time Magazine” nel dicembre 1940: “Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania (il nazismo, nda) guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università, vennero ridotti al silenzio, soffocati nell’arco di poche settimane. Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verità. Non avevo mai avuto in precedenza un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento verso di essa una grande ammirazione, poiché la Chiesa sola ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo dunque confessare: ciò che un tempo disprezzavo, ora io lodo incondizionatamente”.
Sigmund Freud in due lettere al figlio del 1938 espresse sentimenti analoghi. Di solito oggi non si ha questa lealtà. Se non raramente. Domina una sorda ostilità. Un odio pregiudiziale. Non si perdona alla Chiesa neanche la più piccola imperfezione degli uomini di Chiesa. Non si ammette che essi abbiano i difetti dei figli di questo mondo. Il mondo pretende dai cristiani tutta la perfezione che esso non ha. E così, involontariamente, rende il più grande omaggio alla Chiesa. Perché svela che solo lei non è cosa di questo mondo e le si può chiedere la perfezione, l’amore totale e assoluto. Che noi cristiani non abbiamo, ma che ha Lui, Gesù di Nazaret.
Antonio Socci
Noi abbiamo fatto fuori Casini (ed era ora!). Loro si tengono Di Pietro e Bassolino. E vai...meno male che dovevano essere il nuovo. "Profettizzo" una loro batosta a Napoli e dintorni.
'PANORAMA', SI INDAGA SU CAMPAGNE ELETTORALI VINTE DA CENTROSINISTRA…
(Adnkronos) - L’inchiesta ’Why not’ della procura di Catanzaro ’si sta concentrando sempre di piu’ sulle campagne elettorali del 2005 (regionali calabresi) e del 2006 (politiche) e sulla ’rete’ di personaggi che avrebbe garantito i soccessi del centrosinistra di Romano Prodi’. Lo rivela un’inchiesta di ’Panorama, da domani in edicola.
A quanto si legge sul settimanale diretto da Maurizio Belpietro, infatti, ’tra le carte sequestrate al presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, accusato di corruzione, ci sarebbe anche un elenco di somme di denaro e relativi ’donatori’ che il governatore dovra’ giustificare ai pm nei prossimi giorni’, mentre ’i flussi di soldi riconducibili alla ’rete’ portano sempre piu’ decisamente verso la Repubblica di San Marino’.
In particolare, prosegue ’Panorama’, ’gli investigatori stanno cercando conferma alle testimonianze che raccontano di scambi di fatturazioni sospette tra alcune societa’ sotto indagine (per esempio la Met Sviluppo) e la Pragmata di Piero Scarpellini, vecchio amico di Prodi e consulente non pagato di Palazzo Chigi per le questioni africane. Presto dovra’ essere ascoltato l’amministratore unico della Pragmata, Claudia Mularoni’.
VELTRONI DA SOLO (CON DI PIETRO)
Paolo Guzzanti per il Giornale
Che peccato. Dopo la smagliante ed energica performance di Berlusconi da Vespa che ha detto di no a tutti coloro che volevano aggregarsi al Popolo della Libertà con il vecchio sistema partitico dell’alleanza, speravamo francamente che dall’altra parte anche il (poco) prode Veltroni riuscisse a reggere. Invece, ha sbracato. E con chi ha sbracato? Con Di Pietro il quale correrà con il suo simbolo autonomo ma “apparentato” con il Partito democratico, e che rappresenta la cupa ala giustizialista, la voglia di forca, il peggio del peggio dell’antipolitica già morta e da seppellire. Peggio: Di Pietro ha tentato di imbarcare anche Marco Travaglio (un coraggioso che abbiamo sfidato pubblicamente a un confronto e che ancora scappa) e si è fatto dire di no. Che figura miserabile.
Ci aspettavamo insomma che, non foss’altro che per spirito di emulazione, Veltroni sapesse tener duro come Berlusconi che ha detto di no a Casini, a Storace e persino a Ferrara, mentre lui non è stato in grado di farlo con l’uomo che riuscì ad affondare tutti i partiti democratici della prima Repubblica ma senza scalfire il Pci. Fantastico. Una curiosità: ma Veltroni non ha fra i suoi uomini il nostro vecchio amico Enzo Carra, l’uomo che durante Mani Pulite fu trascinato in catene davanti alle telecamere? Che meraviglioso partito: Caino ma anche Abele, il gatto ma anche la volpe, il lupo ma anche l’agnello. Così Veltroni evidentemente vede il nuovo, lui che si è preso sulle spalle l’immane compito di costruire una sinistra democratica occidentale che ancora non esiste? E per riuscire in una tale impresa a chi è andato invece a dire di no? Ai socialisti di Boselli e di Bobo Craxi i quali, quanto a genoma democratico stanno alcuni chilometri più in alto di lui, che per rimediare alle misere origini comuniste è costretto a travestirsi ora da Kennedy e ora da Obama. Veltroni ha anche sbattuto la porta in faccia ai radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino, altra stirpe politica di cui e su cui si può discutere, ma che potrebbero impartire a Uolter e ai suoi alcune lezioni sui fondamenti della democrazia liberale. Insomma, una delusione ma – peggio ancora – un tragico errore. Noi, che facciamo parte dell’altra squadra, dovremmo gioire di tali errori perché faranno perdere altro consenso al partito che già nasce con la palla al piede di un presidente che si chiama Romano Prodi detto «con me e dopo di me il nulla». Ma non è così
Questa partita va giocata nell’interesse dell’Italia prima ancora delle parti politiche: Berlusconi ha fatto una figura trionfale in televisione perché dimostra di voler realizzare il suo progetto con una forza di carattere e una chiarezza uniche: sostituire il bipolarismo con il bipartitismo per mettere fine al massacro dei veti incrociati nelle coalizioni che rendono il Paese ingovernabile. Questa grande operazione di restyling della politica l’ha varata quando ancora Veltroni annaspava alla ricerca di una identità che ancora oggi non riesce non solo a trovare, ma neanche a cercare. Così, siamo di fronte a questo paradosso macabro: il Partito della Libertà raccoglie un popolo già omogeneo da anni, mentre il Partito Democratico raccoglie elementi di divisione e di odio.
Inoltre, se Berlusconi mette la barra sul futuro senza guardare in faccia neanche gli amici, Veltroni arruola come un signore della guerra il torturatore della Prima Repubblica e che incarna quel giustizialismo che ormai massacra anche la sinistra.
Certo, peggio per lui. Ma peggio anche per l’Italia che non ha una sinistra decente e democratica, ma soltanto giustizialismo e rancori brucianti.
L'Udc acclama Casini leader per correre da soli, ma lui prima di accettare ne vuol parlare con Berlusconi.
Casini, ripensaci. Vai da solo. E scompari. Finalmente.
Ohhh! Finalmente Casini (mettiamo ancora il condizionale) se ne potrebbe stare solo soletto. Intanto Veltroni si apparenta con Di Pietro.
BASSOLINO CONTINUA A RESTARE AL SUO POSTO...ED E' UNO DEI FONDATORI DEL NEONATO PD
Il tesoretto dove lo metto
A Rosy Bindi hanno fatto vedere l'inchiesta del Sole24Ore che spiega che il tesoretto, di fatto, non c'è più. Ma il ministro non è mica tanto persuaso. "Ho sentito anche io, ma non mi convince questa cosa che i fondi del tesoretto non ci siano più. Credo che invece abbiamo fatto i conti bene. Sappiamo che ci sono delle spese, ma quando parliamo di extragettito vuol dire che abbiamo già previsto la loro copertura". C'è gente che giura di aver sentito dire che un ministro dovrebbe avere una vaga idea di queste cose. Ma erano illazioni. (DA LIBERO DI OGGI)
"Il tesoretto non esiste".
Firmato: Tommaso Padoa Schioppa
Copio e incollo dal Blog "la pulce di Voltaire"
Davvero meritorio questo articolo di Panorama, di due settimane fa. E' il migliore esempio per capire quanto la sinistra sia peggiore di ciò che ripete da sempre per screditare i preti: "Fai quello che dice ma non fare quello che fa".
Sulla scuola i radical chic e l'aristocrazia rossa sostengono da sempre a spada tratta la scuola pubblica.
Già da anni avevo sottolineato che Nanni Moretti il figlio l'aveva mandato alla scuola americana di Roma.
Questo studio sui figli di Rutelli, Moretti, Claudio Velardi, Follini, Giovanna Melandri, Anna Finocchiaro, Fausto Bertinotti, Luciana Castellina, Michele Santoro, Alfio Marchini, Bianca Berlinguer, Marcello Sorgi, e l'ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori. La nomenklatura costringe i poveri comuni cittadini all'obbligo della scuola pubblica, ma i propri figli li manda a scuola dai privati. Anche in provincia fanno così: mica scemi.
di Romana Liuzzo
Dagli scranni del Parlamento o dalle poltrone dei talk-show esaltano la scuola pubblica, la celebrano come unica fonte del sapere democratico e chiedono di tagliare (e tagliano) i finanziamenti statali alla scuola privata. Poi, però dove mandano i loro figli? Nelle più prestigiose scuole a pagamento, con rette non certo accessibili a tutti. Sono i politici del centrosinistra e vip di area, girotondini e imprenditori radical chic, che non si fermano di fronte alle file per poter accedere in questi istituti a cinque stelle. Raccontano alcune madri del San Giuseppe De Merode, scuola privata, rigorosa, cattolica, che il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha fatto di tutto per inserire ad anno iniziato una delle figlie nelle splendide aule con vista su piazza di Spagna. Raccontano pure che una delle signore in questione, la cui erede non era stata accolta per numero chiuso (30 al massimo), non abbia affatto gradito di sentirsi scavalcata. E pare sia successo il putiferio. Intanto, mentre l'ex sindaco di Roma insediava la giovane rampolla (il primogenito Giorgio ha studiato dai gesuiti), Antonio Tajani, la cui famiglia al San Giuseppe va da generazioni, dopo le scuole medie ha deciso di spostare il figlio per mandarlo in un liceo statale ai Parioli («Si trova benissimo» spiega l'europarlamentare di Forza Italia). Rutelli non è il solo: Nanni Moretti, l'ultimo leader dei girotondini, dopo aver invitato Massimo D'Alema e gli altri compagni a dire «qualcosa di sinistra», ha iscritto il proprio bimbo in un'esclusiva scuola anglo-americana, l'Ambritt, frequentata solo da ricchi rampolli dell'alta borghesia. Idem per Claudio Velardi, ex golden boy del governo D'Alema: il figlio ha frequentato la scuola americana. Marco Follini, neoresponsabile della comunicazione del Partito democratico, ha iscritto il proprio discendente, seguendo le procedure, nella scuola dei fratelli salesiani in pieno centro, a Roma. E al richiamo radical chic non ha saputo resistere nemmeno l'ex ds, ministro allo Sport, Giovanna Melandri. Per la sua progenie è stato ritenuto adeguato l'istituto San Giuseppe di via del Casaletto. Anche questo ambitissimo. Gestito da amorevoli suore. Istruzione a pagamento anche per Anna Finocchiaro, ex ministro per le Pari opportunità, uno dei 45 membri del comitato nazionale per il Partito democratico: le due figlie vanno in un istituto a Catania. Mettersi in fila, prego. L'attrazione della sinistra per la scuola privata non è roba di oggi: anche Piero Fassino ha studiato dai gesuiti. E chi avrebbe mai detto che un nonno di cognome Bertinotti andasse a prelevare i propri nipoti in uno degli istituti più chic di Roma, a gomito a gomito con la fondatrice del Manifesto, ex deputata e scrittrice di sinistra, Luciana Castellina? Politici ma anche giornalisti, tutti attirati come calamite dagli istituti a cinque stelle. Qualche esempio? Michele Santoro ha optato per il francese Chateaubriand. Il giornalista di Anno zero è in ottima compagnia. È francese e privata la scuola scelta dalla giornalista del Tg3, Bianca Berlinguer, per la bambina avuta dal sociologo Luigi Manconi. Lo stesso vale per molti altri fanciulli con genitori dalle spiccate tendenze a sinistra: da quelli dell'imprenditore Alfio Marchini a quelli dell'ex direttore della Stampa Marcello Sorgi, fino a quelli dell'ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori. Noblesse oblige.
Su www.orodinapoli.it, Ecopalle: un "simpatico" gioco con protagonisti i re dell'immondizia, la coppia nera J&B; guest star il super ministro rifiuto non riciclabile APS. Assicurata qualche risata. Purtroppo amara...