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"PERCHE' IL COMUNISMO E' IL CANCRO DELL'UMANITA'"

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sabato, 17 maggio 2008
ARTICOLI RUBATI - 134

PER NON DIMENTICARE ENZO TORTORA – MARTINI NARRA LA PIU’ GRANDE E DOLOROSA CAZZATA DELLA MAGISTRATURA ITALIANA – LA STORIA SOTTO IL SEGNO 17, LA DISGRAZIA – SILVIO LO DIFENDE - IL TELEGRAMMA DI BAUDO…

Paolo Martini per Chi

enzo-tortora_lap_tn

Questa è la più allucinante vicenda di malasorte, per chi ci crede, nella storia della tv italiana. Tutto ruota simbolicamente intorno al 17, un numero che per la smorfia napoletana vuol dire, guarda caso, “la disgrazia”. E la disgrazia di uno dei più grandi personaggi del nostro piccolo schermo, Enzo Tortora, comincia con l’arresto alle 4 e mezzo di mattino di un venerdì 17, nel giugno del 1983, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico.

In un altro sfortunato giorno 17, nel settembre dell’85, l’assurda vicenda giudiziaria porta alla dura condanna di Tortora, 10 anni e 6 mesi di reclusione. Ma di 17 arriverà pure l’assoluzione, nel marzo dell’86, una sentenza che viene confermata dalla Cassazione sempre il 17 (nel giugno dell’87) e chiude almeno l’incredibile calvario giudiziario.

Cinque anni di galera e arresti domiciliari, di interrogatori e processi con accuse inventate, di grottesche indiscrezioni date in pasto ai giornali e alla tv, di verbali di pentiti non attendibili e di polemiche politiche. E, alla fine, nemmeno un anno dopo, nella cupa notte del 17 maggio 1988, l’agonia fisica vera e propria di Enzo Tortora nella stanza 304 della clinica Città di Milano: a divorarlo è un cancro, diagnosticato qualche mese prima.

Ma, ben al di là della sfortuna e delle coincidenze del 17-disgrazia, il caso Tortora porta indelebilmente il tragico segno dell’umano, purtroppo umano. Forse, addirittura, di un complotto politico-giudiziario. Adesso siamo ormai nel ventennale dalla straziante morte di Tortora ed è ingiusto saperlo così dimenticato.

È stato uno straordinario “present-autore”, un inventore e conduttore di trasmissioni popolari, al pari forse solo di Corrado, e più ancora di Mike Bongiorno o Pippo Baudo. Non merita certo l’oblio che, troppo spesso, gli è toccato persino nella sua Rai. Il suo ultimo show, un mercatino sentimentale intitolato Portobello, inchiodava 20 milioni di spettatori al venerdì sera sulla seconda rete della Rai (28 milioni era stato addirittura il record d’ascolto precedente all’arresto).

Portobello è stato il programma dei programmi con la gente comune, l’hanno ricopiato poi in mille modi e riciclato a spezzoni in tante altre trasmissioni. Anche la lezione di quella sua tragica e clamorosa vicenda d’ingiustizia, che non deve apparirci così lontana, rischia di essere, purtroppo, ancora molto attuale.

LA SOFFIATA POLITICA

Il caso Tortora per me comincia verso le 15 del caldo pomeriggio del 16 giugno, a Milano, in via Fava, zona Melchiorre Gioia, dietro la Stazione Centrale, dove aveva sede allora Il Giorno. Ero il responsabile delle pagine spettacoli, una posizione guadagnata sul campo a 24 anni come cronista d’indiscrezioni sulla televisione. Prima della consueta riunione del pomeriggio il direttore, Guglielmo Zucconi, mi convoca nella sua stanza e, insolitamente, mi fa segno di accostare la grande porta di legno del suo studio, che in genere tiene sempre aperta. Mi guarda da sott’occhi con il tono un po’ più grave del solito, lui che era sempre così leggero e bonario. «Vedi un po’ tu di capirci qualcosa», sono le sue parole, «perché si dice che stiano per arrestare un grosso personaggio dello spettacolo in un blitz sulla camorra. L’indiscrezione filtra dal Palazzo della giustizia di Napoli, ma pare sia buona...Un uccellino mi ha cacato sulla spalla...».

Zucconi, che era stato l’inventore della maschera di Scaramacai e autore di varietà, usava sovente queste espressioni colorite per indicare che l’informazione arrivava da un alto livello politico o istituzionale. «Potrebbe essere un nome sulle ultime lettere dell’alfabeto, mi ha suggerito la mia fonte...», continua il direttore. «Ho risposto subito: “Con la Z non mi viene in mente nessuno; escluderei proprio la V di Vianello... Alla U non saprei proprio chi dire…Alla T, boh, a chi devo pensare? A Tognazzi? O magari a Tortora, che ha pure un cognome napoletano?”. Va’, vai sopra, fai qualche telefonata e torna a riferirmi».

IL PRIMO AVVERTIMENTO

Un po’ scioccato e pure divertito, per lo show del grande indimenticabile maestro Zucconi, provo a cercare subito Tortora attraverso la fedelissima collaboratrice Gigliola Barbieri, la sua Barbie. Da poco avevo maturato un discreto rapporto di stima e di confidenza con il pur difficile personaggio. Tutto era cominciato con un piccolo diverbio durante una conferenza stampa a Retequattro: nelle pause del suo impegno in Rai, Tortora collaborava con la rete privata allora mondadoriana, dove si esercitava come intrattenitore di politica-spettacolo “ante litteram”. Il suo rotocalco Cipria su Retequattro è considerato l’antesignano di tutti i Porta a porta. In quel periodo Tortora preparava con Pippo Baudo addirittura le tribune politiche elettorali di Retequattro, con la formula nuova della presenza della gente comune e il titolo Italia parla.

Verso le 16, finalmente, raggiungo al telefono il presentatore che stavo inseguendo da un’ora. È a Roma, in riunione. Gli riferisco, trafelato, delle voci di un suo imminente arresto nell’ambito di una grande retata di camorristi, e Tortora reagisce con divertita calma: «Ma si figuri! Son qui che lavoro, per le nuove tribune politiche di Retequattro. Domani mattina ho appuntamento in Rai per parlare del prossimo ciclo di Portobello».

Torno da Zucconi, riferisco la smentita ma apprendo nuovi particolari. «Guarda che mi danno la notizia come confermata. E forse c’è di mezzo davvero pure Tognazzi», mi dice deciso il direttore. Bisogna considerare che, a quel tempo, Guglielmo Zucconi, padre di Vittorio, il quale è oggi una grande firma di Repubblica e direttore di Radio Capital, era un giornalista di lungo corso tra i più noti, di rango pari ai Montanelli e ai Biagi, per intenderci. Oltrettutto era appena stato parlamentare democristiano, dirigendo il settimanale ufficiale del partito cattolico La discussione. Non potevo non credergli.

LA SECONDA TELEFONATA

Stavolta, più preoccupato che divertito, torno a richiamare Tortora. «Scusi se disturbo di nuovo, ma mi confermano che l’indiscrezione è attendibile: non potrebbe verificare lei direttamente in qualche modo?». E mi sento rispondere con qualche battuta al fulmicotone: «Sì, è confermato: ci sono dentro appunto Tognazzi e Tortora... Manca solo Vianello, così siamo a posto: il cast è al completo! Mah, chissà come nascono certe stranezze... La saluto, caro Martini, ci sentiamo per cose più serie».

La notte a Roma, nella stanza d’albergo al Plaza di via del Corso, dove verrà poi arrestato, il presentatore ride di gusto con la sorella Anna, raccontando le nostre telefonate. Aggiunge che, in serata, altri cronisti lo hanno cercato per segnalargli la stessa indiscrezione.

Prima dell’ultima buonanotte da persona normale, Tortora mostra tutto fiero alla sorella un maialino di porcellana che ha appena acquistato per la diletta figlia Silvia, esattamente uguale al primo salvadanaio che le aveva regalato da piccola. Silvia non lo avrà mai, perché i carabinieri che eseguono l’arresto smontano e sequestrano pure quell’innocuo oggettino alla ricerca di droga. Il maialino sparisce in caserma prima della raccapricciante sfilata di Tortora in manette organizzata per la ripresa delle telecamere. Mentre sale sul cellulare che lo trasporterà verso la cella 16 bis di Regina Coeli, Tortora è travolto da flash e telecamere. Vola pure qualche insulto. “Ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. E, invece, dovrebbero dargli del coglione, penso io sconsolato: è quello che si merita dopo che da 12 ore era stato avvertito.

“HA VIOLENTATO LA MADONNA”

Tre mesi dopo l’arresto, dal carcere di Bergamo, Tortora mi scrive la prima delle lettere che ho ritrovato, dove si legge tra l’altro: «Comunque, ricordi. Se le telefonassi, un giorno, dicendole che la cercano perché ha ingravidato la Madonnina, sul Duomo, beh, non rida. Scappi. Ma scappi sul serio, e non si fermi che oltreconfine. Ormai qui sono capaci di tutto». E, in effetti, mi ricordo con amarezza che già il giorno dopo il blitz non si parlava d’altro ossessivamente che di “Tortora camorrista”.

Il mio direttore, Zucconi, mettendomi la mano sulla spalla, mi confida ancora: «Guarda, lo so che sei un tipo buono e ti affezioni alle persone. Lo so che ti sembra incredibile che ieri Tortora ti abbia risposto in quel modo... Ma mi confermano che ci sono cinque mesi d’indagini dietro al blitz di ieri, e anche Rognoni mi ha detto che la polizia e i giudici si sono mossi a ragion veduta...».

Virginio Rognoni, esponente Dc della stessa corrente di sinistra, personaggio di casa tra Pavia e la Milano de Il Giorno. Il governo di allora si impegnò al massimo perché quella retata anticamorra, con dentro un nome così grosso e imprevedibile, potesse offuscare ben altri scandali di cui si parlava da mesi, come il caso legato al rapimento di un importante esponente Dc di Napoli. Il presidente Sandro Pertini, infine, si erge a intransigente difensore della magistratura persino dinanzi agli appelli innocentisti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia: «Se ci sono prove, è l’unica considerazione valida dinanzi alla giustizia».

BERLUSCONI LO DIFENDE

Subito a caldo dopo il clamoroso arresto, mentre i telegiornali e i quotidiani d’Italia sbattevano il mostro Tortora in prima pagina, decisi di sentire l’opinione di Silvio Berlusconi. Da ormai quasi tre anni, precisamente il 30 settembre dell’80, aveva fondato Canale 5 e il successo gli sorrideva, come sempre, tra lo scetticismo di molti. Dopo avere strappato Mike Bongiorno alla Rai, puntava proprio all’ingaggio di Tortora, per superare finalmente la Rai anche al venerdì sera. Gli telefonai

il sabato ad Arcore. «Scriva pure che oggi io non provo nessuna soddisfazione», mi dice, «per il danno indirettamente subito dalla concorrenza, ma soltanto molto dispiacere per Tortora. È una cosa incredibile, anzi io non ci credo proprio. E sono sicuro che si chiarirà tutto presto».

Finite le dichiarazioni da pubblicare, Berlusconi si dilungò in spiegazioni con il giovane cronista. «Evidentemente si tratta o di un clamoroso errore o di un complotto. Per averlo con noi gli ho offerto di tutto, gli ho detto che ero disposto persino a prenderlo solo per i programmi giornalistici, e non per uno show alla Portobello. Si è mosso anche Indro Montanelli, che gli ha proposto a mio nome di venire a Italia 1 per fare proprio “la tv di Tortora e Montanelli”. Ma lui niente. È molto attento alla sua immagine e non vuole rischiare con un’avventura nuova. Non parliamo, poi, dei soldi! Tortora è un tipo che non ha interessi economici, non ha problemi di denaro, non ha bisogno di nulla. È solo uno che fa molto bene il suo mestiere, lo ama tantissimo e non ha assolutamente nemmeno un vizio o un punto debole. Glielo assicuro, ho studiato molto bene il soggetto, dato che m’interessa molto. Le accuse che gli rivolgono mi fanno solo ridere: è come se dicessero che io ho rubato qualche milione di lire. A parte il fatto morale, guadagno di mio già mille e cento miliardi all’anno, figurarsi! Martini, glielo giuro: sono pronto a prendere Tortora anche dopodomani, e per fargli firmare il contratto con il mio gruppo andrei personalmente nel parlatoio di Rebibbia».

IL TELEGRAMMA DI BAUDO

Ma l’amarezza di Tortora era legata soprattutto all’atteggiamento della “sua” Rai, da subito cinicamente colpevolista. Il suo nome fu ignorato persino nello spettacolo per i trent’anni di storia della tv. «È indispensabile in democrazia un’alternativa a questa Rai Tv puro portavoce del potere», mi scrive in un’altra lettera, concludendo con la promessa: «Farei altri 9 anni di galera, come li feci al di fuori della Rai, per dimostrare a che punto l’Ente di Stato è ridotto».

Tortora riceve, però, tantissimi messaggi d’affetto dalla gente comune, prima di tutti dai poveri cristi qualunque dietro le sbarre. I carcerati, del resto, Portobello godevano da sempre di un occhio di riguardo, ed è uno dei motivi per cui era stato facile ai giudici trovare qualche vago elemento di contatto. Si muovono anche molti personaggi di primissimo piano: lo difendono pubblicamente Sciascia e Biagi, ma anche molto affettuosamente da subito Piero Angela e Raffaella Carrà. Anche Maurizio Costanzo si schiera pubblicamente dalla parte di Tortora, con una generosità che è difficile dimenticare, dato che era stato da poco pesantemente attaccato da Tortora.

Tace, invece, per mesi il collega Baudo, con cui pure Tortora stava lavorando a Retequattro la vigilia del suo arresto. Ma il giorno del suo 55° compleanno, nella cella al secondo piano del carcere di Bergamo, Tortora finalmente riceve anche un telegramma firmato Pippo Baudo. Il testo, forse perché destinato a passare al vaglio della censura carceraria, incredibilmente recita: «Caro Enzo, nel pieno rispetto della magistratura, ti porgo i miei migliori auguri».

Altro che rispetto! Fu un’indagine abborracciata come poche. La lente degli investigatori non si concentrò mai, per esempio, sulla singolare omonimia con un tale Rolando Tortora, che in quegli anni era, guarda caso, il colletto bianco della camorra nella Roma del potere politico. Secondo i giudici il Tortora delle agendine era Enzo, e basta: anche se i numeri di telefono non corrispondevano affatto.

Sono vari, dunque, gli indizi che portano a ricostruire quella vicenda come un complotto politico-giudiziario. E si resta di pietra ancora adesso, persino a riascoltare le ultime parole che Tortora ormai in agonia mormorò alla sua fedele collaboratrice: «Barbie, che disastro! Purtroppo so già che resterà un sogno persino il mio desiderio di lasciare almeno una lezione, affidando l’eredità al comitato per la giustizia giusta...». E, in fondo, ancora oggi, di questa allucinante vicenda d’ingiustizia resta solo l’amaro di una famosa vita distrutta così, ormai vent’anni fa o giù di lì.



Dagospia 15 Maggio 2008

P.S: attendo fiducioso i commenti di Di Pietro, Travaglio, Santoro, Grillo.

Postato da: antiKomunista alle 15:00 | link | commenti (26) |
articolirubati


Commenti
#1   17 Maggio 2008 - 15:58
 
Quanta demagogia in questo post.
E' vero, si è trattato di un errore giudiziario. I giudici hanno sbagliato, si sono accaniti senza motivo.
E quindi? Fanno tutti schifo? Li aboliamo tutti? Eliminiamo il terzo potere di uno stato civile, lasciando in vita soltanto i politici (legislativo ed esecutivo)? Eliminiamo l'azione penale?
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#2   17 Maggio 2008 - 16:35
 
Demagogia ? Le verità che non ti piacciono guarda caso lo sono sempre. La demagogia sarà la tua e dei forcaioli amici tuoi Lucky. Forcaioli a senso unico, ovviamente. Secondo te i giudici sono tutti infallibili ? Sono tutti degli eroi come Falcone o Borsellino ? O magari c'è del marcio che bisogna far finta di non vedere ? O magari il giudice può sbagliare senza problemi o rallentare le cause e non essere punito ?
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#3   17 Maggio 2008 - 18:07
 
Finchè la magistratura non verrà mai chiamata a rendere conto di aberrazioni come questa (ma ci sono migliaia di esempi, ultimo il dramma che supera ogni concetto di sopportazione e cioè quello del padre di Francesco e Salvatore Pappalardi) non potremo mai dire di vivere in un paese libero. Chiunque di noi domattina può essere accusato di aver violentato la Madonna. Solo certi sinistri ipocriti ancora riescono a difendere un certo tipo di magistratura strumentale. (poi però non si chiedessero perchè perdono le elezioni)
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#4   17 Maggio 2008 - 18:10
 
AB, impara a leggere prima di rispondere.
Ho scritto:"si è trattato di un errore giudiziario. I giudici hanno sbagliato, si sono accaniti senza motivo".
Non ho giustificato alcunché, non ho detto che i giudici che sbagliano devono rimanere impuniti. O forse non so più scrivere?
Ho soltanto detto che questo articolo (specialmente in questo momento) è pura demagogia.
Parlare di un errore giudiziario, sia pure gravissimo, avvenuto decine di anni fa giusto come "memento", è per me una stronzata. Oltretutto, ciò non rende giustizia a migliaia di magistrati onesti.
Questo articolo fa il paio con quegli articoli in cui si parla di malasanità perché un medico ha sbagliato, tacendo le migliaia di operazioni andate a buon fine con guarigione del malato.
Cosa si vuole ottenere? Secondo me solo la delegittimazione della magistratura, al cui interno sicuramente ci sono mele marce che non fanno il loro lavoro, che cazzeggiano, che si accaniscono etc. ma anche bravi magistrati che fanno onestamente il loro lavoro.
Però capisco che, quando si parla di magistratura con voi, è come parlare di corda in casa dell'impiccato...
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#5   17 Maggio 2008 - 18:11
 
"O magari c'è del marcio che bisogna far finta di non vedere ? O magari il giudice può sbagliare senza problemi o rallentare le cause e non essere punito ?"

Da dove hai dedotto queste amenità nel mio post?
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#6   17 Maggio 2008 - 18:16
 
"Finchè la magistratura non verrà mai chiamata a rendere conto di aberrazioni come questa"

Guarda caso, quando la magistratura libera "un pericoloso terrorista" (il tutto secondo le leggi votate dai politici, non certo secondo malattie mentali dei giudici) viene criticata in quanto troppo garantista (come se garantiste non fossero le leggi). Quando accusa è invece forcaiola. Mettetevi d'accordo, please.
Prima i politici (tutti, di dx e di sx) liberano con l'indulto i delinquenti e poi promettono maggiore severità contro la criminalità. E i boccaloni a crederci...
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#7   17 Maggio 2008 - 18:37
 
la giustizia non funziona , bisogna aspettare decenni solo per la prima udienza ,e se quel giorno il giudice è malato puoi dire addio alla tua causa,i giudici vengono sempre promossi ,non c'è merito ma solo anzianità di servizio .....
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#8   17 Maggio 2008 - 19:40
 
"se quel giorno il giudice è malato puoi dire addio alla tua causa,i giudici vengono sempre promossi ,non c'è merito ma solo anzianità di servizio"

Lo so. Soltanto mi chiedo: con che criterio obiettivo si può valutare il merito? In base a quante udienze tiene? A quante sentenze scrive? Purtroppo non esiste un criterio valido universalmente. E attaccare senza pietà la magistratura in maniera acritica come fanno soprattutto certi esponenti politici non fa bene al clima sociale...
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#9   17 Maggio 2008 - 20:10
 
E a proposito di falsità e faziosità, ho appena sentito un servizio al TG5 in merito a quel ragazzo morto per difendere il motorino a Napoli.
I colpevoli non sono stati condannati perché la LEGGE ITALIANA, votata dai politici, impedisce ai minorenni di testimoniare (così hanno detto al TG), quindi la confessione/testimonianza di uno dei ragazzi presenti non è stata ritenuta valida. Colpa del magistrato che applica la legge o della legge sbagliata?
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#10   17 Maggio 2008 - 20:22
 
leggo con molta attenzione il post di Ak, la testimonianza di una persona (seria) che, all'epoca, non riusciva a capacitarsi se quanto stava accadendo fosse vero

poi apro la pagina dei commenti e leggo queste testuali parole:

"Quanta demagogia in questo post.
E' vero, si è trattato di un errore giudiziario. I giudici hanno sbagliato, si sono accaniti senza motivo.
E quindi? Fanno tutti schifo? Li aboliamo tutti? Eliminiamo il terzo potere di uno stato civile, lasciando in vita soltanto i politici (legislativo ed esecutivo)? Eliminiamo l'azione penale?"

che dire? inizialmente mi viene da ridere (è la prima cosa che mi succede sempre quando leggo i commenti di quel coglione!)
poi penso: " ma questo coglione è davvero così tanto coglione da non rendersi conto di quello che dice?"

mi do subito la risposta: "sì! è davvero un coglione al cubo! non sa che dice, non sa che scrivere, non sa pensare! d'altra parte è un coglione!"

chissà se i responsabili di questo errore giudiziario (si può chiamare tale, un errore giudiziario? è andato avanti per anni, secoli! bastava pochissimo per verificare l'attendibilità delle fonti!) hanno pagato?

non te lo chiedi questo, coglione?

o non puoi, visto che la tua coglionaggine è talmente enorme da non permetterti di ragionare?

ps: un invito ad AK... mi sembra che con questa persona il contraddittorio non possa svilupparsi
da quanto vedo e leggo sul tuo blog, i commenti di questo coglione provocano sempre risentimento, diatribe, incazzature, nervosismo e contrapposizione...
questo coglione qui non vuole discutere, vuole avere ragione
peccato che non ce l'ha mai
ti chiedo se non sia il caso di...
in alternativa, invito tutti quelli che sono in attrito con il coglione lucchi75 a fare come me: dargli semplicemente del coglione
credetemi, non è neppure un'offesa per lui, è solo una semplice constatazione!
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#11   17 Maggio 2008 - 20:46
 
mi sa che il coglione sei proprio tu!

non hai mai scritto una cosa sensata, solo insulti, mentre i commenti di lucky non vengono mai risposti nel merito nè da ak nè da altri. Anzi forse tu sei l'unico a rispondere, solo con insulti senza concludereniente, dimostrando di essere un povero coglione illuso.
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#12   17 Maggio 2008 - 21:00
 
si!
ciao cogliona!
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#13   17 Maggio 2008 - 21:13
 
Evita di fare giochetti con me Lucky. Non hai giustificato ? Se avessi solo scritto "è stato un errore" e basta nessuno diceva niente. Peccato che sei andato avanti, che hai parlato di "demagogia" e che hai usato il solito metodo della "soluzione sarcastica" a cui siamo abituati.
Nessuna analisi equilibrata del problema. Per quello ti ho risposto con domande uguali e contrarie alle tue, visto che a te l'approccio pragmatico sembra non interessare.

Non spetterà a noi stabilire i criteri ? E sia. Però almeno penso che ci spetti il diritto di riconoscere che un problema c'è e che non è demagogia. Perchè la prossima vittima innocente potrebbe essere uno di noi.
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#14   17 Maggio 2008 - 21:52
 
speriamo che la prossima vittima sia proprio lui...

dice di essere un uomo "moralmente superiore", sicuramente integerrimo, ecc....
proprio il classico uomo qualunque che, se entra nel meccanismo della magistratura italiana, viene stritolato, distrutto fisicamente e psicologicamente...

speriamo gli succeda! sai che ridere!
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#15   17 Maggio 2008 - 23:35
 
rispondo a lucky che evidentemente è davvero a corto di argomenti.
Hanno sbagliato. Bene. Ma non hanno pagato per il loro errore macroscopico fatto in malafede. Sai cose me ne frega se si dice "Hanno sbagliato". Bisogna chiedersi perchè hanno sbagliato, sono stati protetti dai loro colleghi e pure promossi. Bisogna chiedersi perchè se un giudice sbaglia non può essere cacciato, ed al massimo si può avere un risarcimento danni che lui non paga, ma paghiamo noi. Bisogna chiedersi perchè ogni seppur minima riforma è sempre stata affossata da questa casta.
Casta peggiore della politica, perchè se sbaglia, può rovinare una vita. Per sempre.
Ecco..potrai rispondermi nel merito?
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#16   17 Maggio 2008 - 23:36
 
E per concludere..leggetevi le lettere che Enzo Tortora mandava dal carcere alla figlia, la stessa che schifata dalla giustizia italiana se ne è andata a vivere in Francia. Forse vi aiuterà a capire tante cose...
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#17   18 Maggio 2008 - 00:45
 
C'è una faccenda mai chiarita su Di Pietro. Di Pietro fino al 1991 era un oscuro magistrato milanese che si occupava di reati informatici, che all'epoca era come occuparsi dei piccioni col messaggio nella zampetta, cioè il nulla o quasi. All'improvviso, pochi mesi dopo, lo ritroviamo dentro al Pool Mani Pulite insieme a D'Ambrosio, che fu il giudice che indagò nientemeno che su Piazza Fontana. Io mi e vi chiedo: come ha fatto uno così a fare un salto del genere in poco tempo? Cosa c'è dietro? Quale disegno ci sta? Certo, sono domande retoriche, visto dov'è ora. Ma a quell'epoca possibile che nessuno se le sia poste? Questo per dare un paradigma sulle "stranezze" della giustizia in Italia. Poi di errori giudiziari mai pagati da giudici e magistrati è pieno il mondo, se è per quello. In America hanno condannato alla sedia elettrica gente che è stata poi riconosciuta innocente e riabilitata, ma a decenni dalla loro esecuzione. Non ne usciremmo più da un argomento così.
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#18   18 Maggio 2008 - 09:24
 
#15. Certo che ti rispondo nel merito. Però, consentimi, stai andando OT.
Non ho detto mai che i giudici del caso Tortora hanno fatto bene. Non so che fine abbiano fatto, se siano stati promossi o licenziati. Non ne ho idea.
Mi sembra demagogico tirare in ballo quella storia ADESSO.
Dove si vuole arrivare?
L'errore professionale esiste sempre e sempre esisterà. Ribadisco: per un medico che sbaglia quanti medici ci sono che invece lavorano bene?
Nell'articolo, come sempre, si attacca la magistratura per partito preso.
E' una casta? Sì. Fa indagini a senso unico? No. Commette errori? Sì. Chi è in grado di giudicare l'operato di un giudice? Tu? Io?
Purtroppo le nostre leggi sono talmente complesse e confusionarie che il magistrato chiamato ad applicarle dà una sua interpretazione, giusta o sbagliata che sia. Sei capace di (=hai le competenze per) dire che il paziente è morto per errore del medico?
Scusatemi, io in quell'articolo vedo solo demagogia per attaccare la magistratura...come sempre del resto quando al governo ci va il cdx.
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#19   18 Maggio 2008 - 09:26
 
#17 Desorbolis, hai centrato il problema.
Quanti innocenti sono stati fritti sulla sedia elettrica dei tanto amati USA? E chi ha pagato? Però i magistrati italiani sono cattivi perché indagano sui politici per capire da dove, molti di loro, hanno preso i soldi.
Chi si ricorda la campagna diffamatoria di Sgarbi contro Caselli? Ogni giorno sbraitava (da Canale 5) "assassini" etc. etc.
Dov'eravate allora voi?
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#20   18 Maggio 2008 - 09:44
 
Guarda che l'hanno tirato fuori adesso perchè è il decimo anniversario della morte di Tortora, non vedere sempre oscure manovre della destra dappertutto... Che poi sbaglino altrove a me non importa, interessa casa mia.

E di gente che fa ostracismo in televisione e in giro ce n'è anche oggi, tipo Travaglio o Grillo, ma, come Sgarbi, non sono giudici, mentre sono loro che mi interessano, gli altri si possono anche impiccare.
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#21   18 Maggio 2008 - 10:31
 
I magistratri italiani sono "cattivi" (e non tutti ovviamente) perchè:
mediamente fanno più errori che in altri paesi occidentali.
non pagano mai per i loro errori, anche quando si tratta di evidente incapacità o dolo.
mediamente lavorano di meno.
sono ideologicamente organici alla sinistra.
Fanno un uso delle intercettazioni senza pari per ogni altro paese occidentale (in pratica siamo tutti spiati e il grande fratello da noi è realtà).
Se Di Pietro è il loro esempio e campione (io invece ho sempre ammirato uno come Falcone, osteggiato dalla sinistra e da Leoluca Orlando Cascio...Falcone a cui Di Pietro non sarebbe neanche degno di pulire le scarpe), io non mi fiderò mai di questa giustizia italiana.

P.S.: dimmelo tu come fai a evitare che i magistrati italiani sbaglino di meno, e non cavartela con una scrollatina di spalle...non solo i magistrati che hanno condannato Tortora non hanno pagato, ma uno di loro ha fatto carriera e sino a poco tempo fa era al CSM. Prima di parlare di giustizia informati.
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#22   18 Maggio 2008 - 11:24
 
AK, aggiungerei anche che, a differenza dei magistrati statunitensi che sono eletti dal popolo e a differenza di quelli francesi, nominati da una branca dell'esecutivo, quelli italiani sono equiparati ai dipendenti pubblici

non possono essere licenziati, neppure se entrano in pretura con un mitra e fanno fuori dieci persone (possono essere al massimo sospesi per qualche giorno);
non sono responsabili dei loro errori e, in caso di errore, devono sottostare a un'indagine, svolta da altri magistrati... cane non mangia cane;
sono assunti tramite concorso pubblico (leggere "manina", come ben sa chiunque abbia partecipato ad un concorso per entrare in magistratura);
il loro avanzamento non dipende dal merito ma dall'anzianità (così, un magistrato che ha 30 anni e che ha indagato e fatto arrestare, con prove inoppugnabili, un mafioso, non avanza di grado perchè davanti ha un coglione settantacinquenne che ha indagato mastella senza prove per dire subito dopo che non era sua competenza);
non esiste la separazione delle carriere (ciò significa che un magistrato, data la durata dei processi, rinuncia all'incarico come PM in una causa e assume la difesa d'ufficio dell'indagato, o il contrario... da accusatore a difensore e viceversa)

mi sembrano cose da cambiare o no?
adesso una domanda: secondo voi, che fine farà un eventuale eroe che volesse cambiare queste cose? scommetterei qualsiasi cosa che comincerebbero a circolare voci di un'indagine sul suo conto (o di un parente), i giornalisti lo chiamerebbero al telefonino, lui riderebbe della cosa ma, infine, tirato giù dal letto alle 4 e mezza di mattina, sarebbe arrestato con enorme clamore sotto i flash dei giornalisti e le telecamere delle tv preventivamente avvertite (chissà da chi?)

succedono queste cose altrove?
succedono in america o francia o inghilterra o germania o burundi?

no, non succedono...

che poi la magistratura non indaghi a senso unico, ci possono credere solo i coglioni!
solo i coglioni, infatti, osannavano la forleo quando liberava i terrroristi ritenendoli partigiani perchè nel nostro aggiornatissimo codice penale non è contemplato il reato di terrorismo internazionale (alla parola partigiani i coglioni sbavano, socchiudono gli occhi e hanno una polluzione notturna!) per poi, subito dopo, "ritenerla pazza" (cfr. L'Unità di qualche mese fa) perchè voleva indagare d'alema e compagni per i ladrocini unipol
solo i coglioni non notano che fine abbia fatto de magistris!

io penso che, alla fine, la vera soluzione al problema della magistratura non stia nell'eliminazione di molti privilegi di questa casta ma SEMPLICEMENTE nell'eliminazione dei molti COGLIONI come il lucchi che fanno certi discorsi con la bava alla bocca, con gli occhi socchiusi e le mutande sporche per le continue polluzioni (notturne e diurne!)
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#23   18 Maggio 2008 - 14:32
 
Secondo me non c'è demagogia nell'articolo, secondo me il discorso è un altro.
La magistratura italiana ha molti difetti, come e più delle altre, in particolare alcune decisioni assurde che fanno veramente rabbrividire. Con questo però non mi sento di dire che la magristratura intera è pilotata e che vi sono "toghe rosse". Le mele marce vi sono eccome, vedi i giudici del caso Tortora, ma secondo me il difetto peggiore di questa magistratura, perfettamente esemplificata da uno come Di Pietro, è che non ha il minimo senso della misura, è faziosa, non sa realmente distinguere la gravità dele varie situazioni. Di esempi se ne potrebbero fare a migliaia, me ne viene in mente uno adesso : i giudici sono stati estremamente solerti nel mandere in carcere Stefano Ricucci, per reati connessi al denaro,e farcelo rimanere, ma non hanno fatto scontare un solo giorno al rom Marco Ahmetovic che ha ucciso nelle Marche 4 ragazzini alla guida di un furgone completamente ubriaco, e che adesso è stato "condannato" a prendere il sole sulla terrazza di un residence a S.Benedetto.
Ora, per quanto le leggi italiane siano spesso assurde, cavillose, e facciano gridare allo scandalo, come può essere umanamnete possibile che un giudice possa considerare più grave un reato finanziario di un quadruplice omicidio colposo?
Come è possibile che un governo firmi l'indulto e colui che si spaccia per paladino della legalità si opponga solo x i reati di tipo finanziario? Forse che Di Pietro considera davvero una frode fiscale più grave di un duplice omicidio per futili motivi, di uno stupro o di una rapina a mano armata? Se i giudici sono come lui, stiamo messi proprio bene. Questo è il problema più grave della magistratura : per colpa di leggi assurde, o per colpa di una visione faziosa e politicizzata della giustizia che hanno certi giudici, come appunto Di Pietro, non sanno realmente distinguere la gravità dei vari reati. Un pò di distinguo e senso della misura, specie in un lavoro come quello di magistrato, è indispensabile.
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#24   18 Maggio 2008 - 14:58
 
sono d'accordo con te

è però indubbio che non esistono meccanismi di autocontrollo nella magistratura e che, quando qualcuno sbaglia, non succede praticamente niente mai

ti faccio un esempio di due mesi fa, magari non salito alla ribalta perchè avvenuto in un capoluogo di provincia, un pò sfigato, della liguria: tribunale penale della spezia

un magistrato, finito il lavoro, si reca nel parcheggio sotterraneo del palazzo di giustizia
si accorge che alla sua macchina sono state forate tutte e quattro le gomme, probabilmente con un coltello di grosse dimensioni

i dubbi ci sono già: com'è possibile che un coltello di quelle dimensioni entri all'interno del palazzo di giustizia?

inoltre, al parcheggio interno hanno accesso solo i magistrati e alcuni dirigenti della questura, non i cittadini, gli accusati o altre persone

da una rapida verifica si scopre che il colpevole è, indovina indovinello?

UN ALTRO GIUDICE, ANZI IL GIUDICE PIU' ANZIANO E IN PIU' ALTO GRADO!
ti posso dire anche il ome così puoi controllare: Giulio Cesare Cipolletta!
che bel nome, vero?

bè! dopo aver fatto questa sonora figura di merda davanti ai colleghi, agli avvocati e alla cittadinanza (era un giudice famoso per la sua intransigenza e per le sue richieste al limite dell'assurdo sul rispetto millimetrico di leggi monarchiche ancora in vigore!) cosa succede?

praticamente niente! è di poche ore fa la notizia che tale vandalo nonchè magistrato si è visto accettare il TRASFERIMENTO PRO TEMPORE (qualche mese, non di più, si sussurra alla spezia) al tribunale di PISA! quello più vicino!

l'inchiesta sul suo operato, invece, NON E' ANCORA INIZIATA!

il Consiglio Superiore della Magistratura attende (cosa?) di aprire un procedimento nei confronti di Giulio Cesare Cipolletta e sarà compito dell’organo di autogoverno della magistratura stabilire se, ed eventualmente quando, adottare dei provvedimenti disciplinari nei suoi confronti.

Intanto l’inchiesta promossa dal Procuratore aggiunto di Torino va avanti e l’indagato, interrogato nei giorni scorsi, davanti al magistrato che lo interrogava, si è AVVALSO DELLA FACOLTA' DI NON RISPONDERE!

qualcuno dirà che questa facoltà è giuridicamente ineccepibile! ma ci sono i filmati delle telecamere!

la collega danneggiata avrebbe raccontato che la sua vettura per ben quattro volte ha subito danneggiamenti.

La prima volta ha forse pensato ad una foratura subita in strada, la seconda si è insospettita ed ha presentato denuncia e a quel punto si è deciso di installare le telecamere che però non erano ancora attivate quando ci fu un terzo episodio di danneggiamento. La quarta volta, e solo di questa dovrà rispondere il giudice Giulio Cesare Cipolletta, invece le telecamere erano in funzione e nella registrazione ci sarebbe immortalato il magistrato mentre buca le gomme della collega.

è come se io danneggiassi l'auto di un altro architetto e per penitenza venissi trasferito a lavorare nella stanza accanto a quella che occupo ora! e solo per qualche mese!

ecco come si autocontrolla la nostra magistratura!

in verità, il controllo dovrebb essere assicurato dagli altri due poteri dello stato ma, se solo ci provano, finiscono in galera!
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#25   18 Maggio 2008 - 15:38
 
allucinante...non ho parole...
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#26   18 Maggio 2008 - 19:42
 
Come sarebbe a dire che non esistono le toghe rosse?
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